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Bimbi uccisi dalla madre detenuta. Il Dap: Serviva l’isolamento

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Fermo convalidato, disposta custodia cautelare. Rimane a Rebibbia Alice Sebesta, la tedesca di 33 anni che martedì ha ucciso entrambi i suoi figli, di 6 mesi e un anno e mezzo, lanciandoli giù da una scala. Ieri davanti al gip Antonella Minunni, al procuratore aggiunto Maria Monteleone e al pm Eleonora Fini, la donna ha deciso di rispondere. Dal giorno della tragedia è detenuta nel reparto psichiatrico della struttura protetta del Pertini.

“Sono una buona madre, sono consapevole di quello che ho fatto. Volevo liberare i miei figli, avevo paura della mafia e li volevo proteggere. Ero impaurita dalle cose che leggevo sui giornali”, ha detto ai magistrati. Un interrogatorio difficile, che più volte è stato interrotto perché la donna, difesa dall’avvocato Andrea Palmiero, scoppiava a piangere disperata. Al termine dell’atto istruttorio, il giudice ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere: l’accusa è di duplice omicidio.

E mentre gli accertamenti su quei tragici momenti vanno avanti, il ministero della Giustizia che ha sospeso i vertici del carcere e il vice capo della polizia penitenziaria, continua la sua indagine interna. Dalla quale emergono alcuni dettagli. Agli atti dell’inchiesta avviata dal Dap ci sono, infatti, alcune segnalazioni redatte dagli agenti circa atteggiamenti della donna che avevano destato alcune perplessità. Agli atti ci sono note in cui le guardie mettono nero su bianco “un pericolo per i due piccolini”.

Ce ne sono diverse. Una, in particolare, arrivata sul tavolo della direttrice Ida Del Grosso (poi sospesa), lo stesso giorno della tragedia raccontava di un ematoma sulla testa del piccolo Divine. Non forniva alcuna spiegazione sul perché di quella ferita. Ma, questa è la considerazione di via Arenula, a seguito di quella segnalazione, la madre avrebbe dovuto essere messa in isolamento. Così non è stato.

Mentre le due inchieste, quella giudiziaria e quella disciplinare, vanno avanti, non si placa la polemica sulla detenzione delle mamme. Ieri è intervenuto anche il cappellano di Rebibbia, don Sandro Spriano: “La politica non vuole che queste donne Siano ospitate nelle case famiglia. Noi come chiesa qualche anno fa abbiamo detto che 60 donne le avremmo ospitate in pochi secondi nelle nostre diocesi in Italia ma non vogliono.

Tutti quelli che vengono in carcere poi dicono “basta bambini in carcere” ma i bambini continuano a restarci. Un gesto del genere non era assolutamente prevedibile. Se vogliamo proteggerci da certi episodi, come pensa il ministro, dovremmo legare ogni donna in un posto con qualcuno di guardia davanti. Per buttare per terra due bambini ci vogliono pochi secondi”.

Fonte: larepubblica

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1 commento

  1. Dico, come si può immaginare un gesto del genere e/o l’isolamento solo perché risulta agli atti una relazione di servizio in cui si evidenziava un ematoma ad uno dei minori. Come si poteva disporre l’isolamento quando questo è stato sempre ostentato dai superiori uffici ai soli casi estremi. L’isolamento dei detenuti sia come reparto che come status cioè, soli in camera anche se in sezione o reparto, è stato da sempre osteggiato dall’amministrazione attraverso continue circolari che imponevano ed impongono, lo studio della persona già dal ingresso in ogni istituto soprattutto nei confronti dei c. D. Nuovi giunti con apposito servizio predisposto esortando tutti e dico tutti gli operatori (medico sanitario, psicologi, psichiatri ecc, ecc.) ad evitare ogni forma di isolamento che di fatto, contribuisce o potrebbe alimentare o rafforzare il disagio e di conseguenza, azioni inconsuete/inconsuete (suicidi, autolesionismo, ira, ribellioni, proteste, ecc.) al punto che i reparti, sezioni, e/o stanze adibite, sono stati chiusi e/o convertiti, praticamente l’isolamento non esiste più. Sono d’accordo che dopo rubato, tutti voglio mettere le porte in ferro e quindi, crescono a dismisura sciacalle sconsiderazioni campate in aria e prive di ogni buon senso nella totale ipocrisia moralistica. Era un evento imprevedibile. I due Vici, a modesto avviso, non andavano sospesi fino a indagini concluse. Come sempre a pagare sono gli appartenenti al Corpo per illogiche considerazioni mai contrastate a dovere (vedi caso è film cucchi e qualche fiction ove viene svilita l’immagine del corpo attraverso es., la visione di accoltellamento di un detenuto in doccia innanzi agli agenti, ecc.) da chi ne dovrebbe. Se si ritiene il corpo di pol. Pen. Non sia in grado, non si comprende perché ci si ostina a porre in essere quanto chiesto più volte dall’Europa e cioè la soppressione del corpo con l’accorpamento ad altro è dare in gestione privata gli istituti di pena. Evidentemente qualcosa non torna.

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