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Carceri, la rieducazione passa dalla formazione professionale

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Formazione professionale cardine del trattamento rieducativo del condannato. Più attenzione alla vicinanza alla famiglia nella individuazione del carcere e più ore d’aria. È quanto prevede lo schema di decreto legislativo di riforma dell’ordinamento penitenziario

Formazione professionale cardine del trattamento rieducativo del condannato. Più attenzione alla vicinanza alla famiglia nella individuazione del carcere e più ore d’aria. È quanto prevede lo schema di decreto legislativo di riforma dell’ordinamento penitenziario, in attuazione della delega 103/2017, ora all’esame delle commissioni parlamentari per il prescritto parere. Un primo testo del provvedimento è già stato sottoposto al parere delle Commissioni parlamentari, ricevendo un parere negativo su alcuni articoli del precedente decreto. Così il consiglio dei ministri ha riscritto lo schema di decreto, in modo da tenere conto delle indicazioni espresse dal Parlamento. Vediamo le principali novità.

Parere negativo. Lo schema di decreto tiene conto degli indirizzi politici della maggioranza uscita dalle elezioni politiche del marzo 2018. Il Parlamento si è espresso negativamente sul complesso della riforma e il governo ha ritenuto, conseguentemente, di non dare attuazione alla delega nella parte complessivamente finalizzata alla facilitazione dell’accesso alle misure alternative e alla eliminazione di automatismi preclusivi alle misure alternative. In sostanza lo stralcio concerne misure di attenuazione del carico sanzionatorio.

Pene accessorie. Si applicano da subito e non al termine delle misure alternative. In caso di applicazione di una misura alternativa alla detenzione sono messe in esecuzione anche le pene accessorie, salvo che siano state sospese dal giudice.

Polizia. La verifica dell’esecuzione della pena fuori dal carcere coinvolge le forze di polizia penitenziaria. Viene attenuato il carico sugli assistenti sociali, molto spesso a disagio con compiti estranei alle loro competenze e al loro specifico professionale.

Esecuzione esterna. L’esecuzione penale esterna presuppone l’analisi comportamentale. Si allarga l’oggetto della verifica con il coinvolgimento di una équipe multidisciplinare.

Istituto. Si deve scegliere l’istituto carcerario in base a un criterio di vicinanza alla famiglia, salvo esigenze di sicurezza. L’assegnazione in luoghi lontani e trasferimenti inaspettati sono ostacoli al diritto all’affettività e, in casi gravi, sono stati cause di suicidio.

Alimentazione. Prevista la considerazione di regime alimentari adeguati alle convinzioni culturali e religiose dei condannati, sempreché ciò sia materialmente fattibile.

Ore d’aria. Sono portate a quattro le cosiddette ore «d’aria» e cioè i periodi di permanenza all’aperto. Prevista la possibilità di riduzione a due ore per giustificati motivi. Lo schema di decreto si preoccupa anche della protezione dagli agenti atmosferici e quindi contro solo, freddo, pioggia e così via.

Formazione. Fa parte del trattamento e non è solo frutto di una libera scelta del condannato. La formazione professionale viene inserita tra gli elementi fondamentali del trattamento rieducativo.

Colloqui. Si prevede che siano svolti con modalità riservate (sempre con controllo a vista del personale) quelli con i familiari, evitando promiscuità e situazioni rumorose. Si deve tenere conto degli impegni scolastici dei figli dei detenuti, prevedendo colloqui nei giorni festivi in cui non ci sono lezioni.

Mediazione culturale. Incentivato il ricorso agli operatori di mediazione culturale.

Sezioni protette. Si deve tenere conto della esigenza di evitare comportamenti vessatori e di sopraffazione ai danni di persone soggette a discriminazioni, senza cadere in ghettizzazioni carcerarie (omosessuali, persone transessuali ospitati insieme a aggressori sessuali).

Avvocati. Lo schema di decreto prevede la facoltà del condannato di effettuare colloqui con il difensore senza limiti fino dall’inizio dell’esecuzione della pena.

Telefonate. È il direttore del carcere (e non più il magistrato di sorveglianza) dopo la sentenza di primo grado a disciplinare i colloqui telefonici del condannato.

Servizi sociali. Un chiarimento molto importante riguarda la residenza dei detenuti e internati ai fini della competenza all’erogazione dei servizi sociali. Se l’interessato è privo di resid3enza viene iscritto dal direttore nei registri del comune dove è ubicata la struttura. Al condannato è richiesto di scegliere tra il mantenimento della precedente residenza anagrafica e quella della struttura dove è detenuto/internato. La scelta può essere sempre modificata.

Scarcerazione. I detenuti saranno dimessi con documenti validi, se ci sono le condizioni per il rilascio. Le carceri si coordineranno con i comuni.

Fonte:italiaoggi.com

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