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Chiacchiere e distintivo. Parte seconda

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Parlare di carcere con chi in carcere non c’è stato mai è sempre stato molto difficile; parlare di carcere con chi, a parole, è giustizialista è difficilissimo; ma parlare di carcere con i politici, specie con quelli che in campagna elettorale hanno sbandierato il “cambiamento” è veramente impossibile.
Questi, infatti, non riescono ancora a capire dove si trovano; quale sia la differenza tra celle chiuse e aperte  oppure tra un detenuto e un internato. Non hanno ancora imparato a diffidare dei direttori e si fidano quindi di quello che gli propinano: aggressioni al personale? Macchè, solo un piccolo diverbio. Ha oltraggiato l’assistente capo in sezione? No, in realtà è stato un equivoco dovuto alla difficoltà di comprensione della lingua…..Detenuto birichino non si sputa addosso alla divisa di un poliziotto penitenziario, specie con la penuria di divise che abbiamo….per punizione ti do l’esclusione dalle attività ricreative e sportive per un paio di giorni. Mentre noi giornalmente assistiamo a quello che storicamente potremmo definire l’umiliazione di una forza di Polizia: la Polizia Penitenziaria.
Credo che la “lamettata” al collo del collega di Prato rappresenti lo spartiacque tra le chiacchere politiche e i fatti che ancora tardano a venire.
E dire che poco prima un altro campanello di allarme era suonato: un collega c colpito al volto con olio bollente lanciato da un detenuto.
Si è stato un bel gesto quello del Ministro della Giustizia che ha convocato il collega a Roma nel suo ufficio per esprimergli la sua solidarietà. E’ la prima volta che succede; mai altri ministri si sono permessi di esprimere solidarietà e vicinanza ad un appartenente al Corpo. Ma oltre alla solidarietà quali sono i provvedimenti immediati adottati dal Ministro per mettere un argine a questa ondata di violenza? Nessuno!!!
Ci saremmo aspettati, per motivi di sicurezza su tutto il territorio nazionale, una sospensione immediata del Regime Torreggiani, di uno – due mesi. Celle chiuse e ritorno all’antica per dare un segnale forte a questa massa di criminali che ormai si sono impadroniti delle carceri  di una grazie a una sentenza europea e grazie alla debolezza della nostra classe politica che non ha saputo spiegare con che razza di criminali abbiamo a che fare in Italia, che non sono certo assimilabili alla criminalità olandese, o tedesca.
Ci saremmo aspettati l’applicazione immediata dell’art.14 bis per quei detenuti che si rendono colpevoli di aggressioni al personale e invece niente; l’applicazione di questo articolo è diventata così farraginosa che è meglio rinunciare alla proposta.
Ci saremmo aspettati l’allontanamento immediato dall’Istituto dove è stata commessa l’aggressione e invece i tempi spesso si dilatano con grande delusione da parte della Polizia Penitenziaria.
Insomma di fronte a questi focolai di violenza le uniche certezze sono i rapporti disciplinari e le denunzia alla Procura della Repubblica…….ma tanto quando trattasi di detenuti stranieri ai quali non interessano i giorni, né le misure alternative sono ben poca cosa.
Nonostante i proclami, quindi, siamo all’anno zero. Nessun provvedimento del cambiamento è stato preso da questa nuova classe politica che probabilmente risente l’influenza di oscuri personaggi ministeriali che hanno sempre poco considerato la Polizia Penitenziaria.
Mi verrebbe da gridare a questi nuovi politici, così come il Commissario Ultimo nei suoi racconti surreali:
SIETE SOLO CHIACCHIERE E DISTINTIVO!!!

 

leggi il racconto del Commissario Ultimo:

Chiacchiere e Distintivo

Nuvola Rossa

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2 commenti

  1. Salve a tutti, ormai sono d’accordo con tutti gli ex colleghi dell’ANPPe : SONO TUTTE INUTILI E STERILI POLEMICHE

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