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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 11/07/2011  -  stampato il 05/12/2016


Assistente di polizia penitenziaria,vedova ,gli tagliano la luce

A fatica stava pagando le bollette arretrate quando Iren le ha tagliato la luce. Così, senza preavviso. Solo due giorni dopo la morte del marito per un tumore. M.M., 62 anni, originaria di Napoli ma residente a Parma da oltre vent'anni, sventola le ricevute dei pagamenti effettuati e di quelli che ancora le mancano davanti alla sede della multiutility in strada Santa Margherita. Sette su dieci, solo tre per essere in pari, ma dall'azienda - racconta - le avrebbero detto di non poter aspettare. Quindi via l'elettricità, e dai primi di giugno lei si ritrova al buio. Frigorifero inutilizzabile e acqua fredda.

La donna riceve una pensione di 600 euro, dopo anni di lavoro come assistente capo nella polizia penitenziaria, nel reparto 41 bis dove sono reclusi i detenuti per crimini di mafia. Questa è la sua unica rendita, con cui deve pagare affitto, bollette e - ovviamente - spese per sopravvivere.

Inizialmente, lo scorso dicembre, Iren le aveva concesso una rateizzazione del pagamento, grazie anche a un'assistente sociale che era riuscita a farle ottenere 370 euro. Ma da quando l'azienda non le ha rinnovato le rate, anche l'assistente si è fatta negare sia di persona che al telefono. "Sono rimasta da sola con la mia pensione - si sfoga M. M. - perché ci vorrà tempo prima che possa percepire qualcosa da quella di mio marito, che comunque sarà molto bassa". Una frustrazione ancora maggiore secondo la donna: "Non dovrei nemmeno pagare le bollette", sostiene, visto che il consorte scomparso aveva un'invalidità al 100%.

"Sono onesta, ho sempre fatto i versamenti - protesta - e adesso Iren mi stringe la gola, proprio quando sa che ho ancora più difficoltà a trovare soldi?". Poi la rabbia cresce e non si trattiene: "Semmai i disonesti potrebbero essere loro, visto che un loro dirigente è stato da poco arrestato".