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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 12/07/2011  -  stampato il 07/12/2016


Detenuto per truffa messo a lavorare al call center per telethon, continuava la sua opera. Scoperto dalla polizia penitenziaria

Arrestato per aver clonato carte di credito il carcere di San Vittore di Milano lo fa lavorare al call center delle donazioni Telethon. E lui ne approfitta... Un agente della polizia penitenziaria si è insospettito per la solerzia con cui il romeno trascriveva i dati che gli arrivavano al telefono.Cosa accade, se metti il topo davanti al formaggio? Con ogni probabilità non se lo sono chiesti, tra le mura del carcere milanese di San Vittore. Perché ce ne vuole, per dare a un detenuto che sconta una condanna per clonazione di carte di credito un posto al call center che riceve le donazioni - attraverso carte di credito, ma guarda un po’ - per «Telethon», la maratona di beneficenza che ogni anno raccoglie fondi per la ricerca scientifica. E allora, cosa accade? Fin troppo facile. Che il detenuto si prende i dati di chi telefona, e li passa a qualche amico ancora in libertà che si mette a fare acquisti a spese di un ignaro pollo da spennare. Leggero nello spirito, quest’ultimo, perché convinto di aver fatto una buona azione. In realtà, più leggero soprattutto nel conto in banca.

Marius Eliodor B. ha 37 anni e viene dalla Romania. Quattro anni fa finisce a San Vittore con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla clonazione di carte di credito. Verso la fine del 2007, Marius riceve una buona notizia. Potrà lavorare all’interno della casa circondariale. Solo che a San Vittore decidono che il posto giusto per lui è il call center. E a dicembre, sotto Natale, inizia «Telethon». Marius indossa gli auricolari, e inizia a rispondere al telefono. Scoprendo così che è persino più facile fare da dietro le sbarre quello che faceva quand’era libero.

Secondo il pm Silvia Perrucci, che ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio del romeno, avrebbe colto l’occasione per trascrivere i numeri identificativi e i codici operativi delle carte di credito dei donatori.

Niente bande magnetiche duplicate, nessun congegno elettronico sofisticato. Più banalmente, carta e penna. E alla fine, è stato proprio questo a fregarlo. Un «pizzino» fatale. Perché un agente della polizia penitenziaria si è accorto della solerzia con cui il romeno trascriveva i dati che gli arrivavano al telefono. E un rapido controllo è bastato per appurare che Marius stava trascrivendo i numeri su un blocknotes. La sua personale agenda dei codici segreti, in cui erano custoditi più di un centinaio di numeri.

Il detenuto è stato immediatamente sospeso dal lavoro al call center. Troppo tardi, però. Perché nel frattempo, a un’ignara benefattrice di Telethon erano già stati «soffiati» quasi mille e 300 euro. La sua carte di credito - il 14 gennaio del 2008 - fa un po’ il giro del mondo, con acquisti a Dublino, Londra, Rousset (Francia) e Benevento. Fine corsa, però, per Marius. Perché mentre il giudice di Milano lo manda a processo per violazione della legge sulle carte di credito - il dibattimento inizierà il 6 novembre -, un’altra condanna per lo stesso reato diventa definitiva. Il romeno, ora, è detenuto nel carcere di Udine. Niente call center, in Friuli. Se proprio dovessero metterlo a lavorare, meglio le cucine.