www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 14/07/2011  -  stampato il 10/12/2016


Ora i magistrati si chiedono se giusto incarcerare gli arrestati.

“Noi magistrati, se non si pongono rimedi a questa situazione nelle carceri di oggi, dobbiamo iniziare a pensare anche a forme istituzionali di obiezione di coscienza”. E ancora: “Senza interventi da parte della politica, alla coscienza del giudice penale non resta che una sola strada: quella di astenersi dal mandare in carcere le persone”. Parole importanti, soprattutto se a pronunciarle è un magistrato. Parole coraggiose, che danno la misura del degrado presente oggi nelle carceri italiane. Parole pronunciate oggi da Piergiorgio Morosini, Gip del tribunale di Palermo e segretario nazionale di Magistratura Democratica 1, che marcano un’emergenza. Il contesto è stato quello della conferenza stampa per la presentazione dell’appello redatto da Magistratura Democratica e dalle associasioni Antigone 2 e Ristretti Orizzonti 3, sull’illegalità presente nelle patrie galere e indirizzato a tutti i parlamentari.

La questione di fondo. Il giudice Piergiorgio Morosini solleva dunque una questione delicatissima, perché ormai criminale è divenuta la detenzione equiparabile, di fatto, alla commissione di un reato. Infatti, chiudere in una cella di 10 metri quadrati sei o otto persone e lasciarle in quelle quattro mura per 22 ore al giorno, integra il reato di maltrattamenti. Non curare una persona detenuta malata e lasciarla morire in cella, integra il reato di omicidio colposo. Abbandonare una persona detenuta alla propria disperazione, perché non riesce a sopravvivere in quella cella sovraffollata e lasciare che si impicchi, integra il reato di istigazione al suicidio. A questo siamo arrivati grazie all’indifferenza della politica di Governo. Altro che Piano Carceri. Altro che stato d’emergenza. Con l’indifferenza politica si è prodotta solo una carcerazione che appare come criminale.

Non si può far finta di niente. Morosini ha ragione nel parlare della necessità di un’obiezione di coscienza da parte dei Giudici nell’emettere oggi un provvedimento restrittivo, perché eseguito in un carcere disumano e degradante. Ha ragione perché se non ci fosse quell’obiezione di coscienza il Giudice oggi concorrerebbe nei reati che si consumano nelle carceri a causa della loro illegalità. Il Giudice oggi genera legittimamente un provvedimento cautelare ineccepibile o una sentenza di condanna con la consapevolezza che però quel provvedimento verrà eseguito in modo illegittimo. In modo contrario alla legge. Una illegittimità che integra dei reati e che può anche uccidere. Il che non è poco. Parole importanti quelle dette oggi da Piergiorgio Morosini. Infatti la Giustizia, il lavoro dei magistrati, non è fatto a compartimenti stagni. Tutto si tiene e tutto si deve armonizzare. Indagini e custodia cautelare. Processo e pena. L’indifferenza, il far finta di non sapere come verrà eseguito un legittimo provvedimento giurisdizionale, non può appartenere a chi lavora nei Palazzi di Giustizia e per la Giustizia.