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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 18/07/2011  -  stampato il 11/12/2016


Tutti a piedi!! La manovra lascia a terra tutto il comparto sicurezza

La manovra finanziaria vede tutti i sindacati che si occupano di sicurezza - ventuno le sigle, fra polizia, polizia penitenziaria, corpo forestale e dei vigili del fuoco - protestare uniti contro i tagli. È la prima volta che lo schieramento è compatto nel denunciare i rischi dei provvedimento del governo «anche a nome delle rappresentanze militari che non possono manifestare direttamente il proprio dissenso».

Si rischia - affermano gli agenti nel documento - «una vera e propria paralisi a seguito degli ulteriori tagli che la manovra prevede. Pur comprendendo il particolare e difficile momento che il Paese sta attraversando, è incomprensibile come il governo abbia deciso, scientemente, di non ritenere prioritario il funzionamento delle forze di polizia, delle forze armate e del soccorso pubblico, come invece ha fatto per altri settori del pubblico impiego, e ha abbattuto le risorse dei capitoli di funzionamento di questi settori nevralgici per la vita democratica del nostro Paese con un ennesimo colpo di scure».

La situazione è drammatica tanto, aggiungono i sindacati, tanto «da affermare, volendo parafrasare il mondo dell'economia, che se questi settori fossero una spa sarebbero definiti in amministrazione controllata per la loro liquidazione. Pensare di ridurre ulteriormente le risorse è miope e da scellerati. Il disastro che vede le Volanti, le Gazzelle ed i mezzi di soccorso per il controllo del territorio ridursi sempre di più perché non ci sono i fondi per aggiustare le macchine rotte e per pagare la benzina, fa trasparire uno scenario apocalittico in cui, a breve quando i cittadini chiameranno il 113 (polizia), il 112 (carabinieri), il 117 (guardia di finanza) o il 115 (vigili del fuoco) avranno come risposta che si è impossibilitati ad intervenire».

Il rischio è di andare alla privatizzazione del settore e per questo «protestiamo col governo che mentre taglia i diritti, persevera negli sprechi». Il lungo elenco delle sigle, alcune politicamente orientate in modo opposto, è concorde nel lanciare un appello «ai cittadini per salvaguardare il loro diritto alla sicurezza chiedendo al governo un confronto nel quale discutere quali sprechi e duplicazioni tagliare, per recuperare risorse indispensabili ad eliminare il blocco delle promozioni e del tetto salariale anche per il 2012, che fa cadere il principio della catena di comando e delle responsabilità; di escludere il personale di questo comparto dalla decurtazione della retribuzione in caso di malattia, poiché questo frenerà l'autonomia di intervento degli operatori per paura della perdita della retribuzione, così come previsto nell'emendamento presentato dalla stessa maggioranza al Senato. Ecco perché oggi, in tutt'Italia, i sindacati dicono no al governo nel tagliare la sicurezza, la difesa e il soccorso pubblico ai cittadini, perché è un loro diritto inalienabile; sì al taglio degli sprechi e delle duplicazioni, attraverso la razionalizzazione del modello e la valorizzazione del percorso professionale del personale che porterà efficienza ed efficacia all'azione del Comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico».