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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 03/09/2011  -  stampato il 10/12/2016


Manovra /2. Carcere per gli evasori, ma con delicatezza.

"Qualora l'imposta evasa o non versata sia superiore a 3 milioni di euro non trova applicazione l'istituto della sospensione condizionale della pena" prevista dal codice penale. E' quanto prevede l'emendamento all'articolo 12 della manovra bis - all'esame della commissione Bilancio del Senato - firmato dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti e dal relatore Antonio Azzollini. Si cerca così di scimmiottare il duro regime repressivo previsto, ad esempio, negli Stati Uniti, dove però il tariffario dell'evasione fiscale è molto più aspro: 3 anni nelle patrie galere e senza sconti. E così non stupisce il fatto che Mr Smith - naturalmente si tratta d'un nome di convenienza - rivenditore di automobili a Detroit  città simbolo della quattro ruote a stelle e strisce, magari sicuro di averla fatta franca nascondendo al fisco una transazione di 200mila euro, o semplicemente mal consigliato chissà, a fine corsa ha trovato ad attenderlo proprio gli ispettori dell'unità speciale del fisco federale che, al termine d'un breve procedimento, gli hanno esibito un conto piuttosto salato, in pratica contabilizzabile in 18 mesi di pena detentiva e 60mila euro di sanzioni. In realtà, non c'è nulla di strano, anzi le cronache riportano che al Signor Smith è andata di lusso. Infatti, a un altro operatore del settore, questa volta impegnato ad Indianapolis, altra grande meta del popolo delle quattro ruote, gli stessi ispettori del fisco hanno invece chiesto di restituire 6 milioni di euro e di ritirarsi a meditare sul tema delle tasse e delle imposte e della relazione del loro regolare versamento all'erario federale con il bene pubblico e l'interesse della collettività nella quale si vive. Meta del soggiorno? Il carcere. E per quanto tempo? Per 43 mesi, 3 anni e mezzo.

Ma in Italia evidentemente i conti non si fanno solo con i dati a disposizione ma, soprattutto, tenendo conto dal punto di vista elettorale del "fastidio" arrecato agli elettori di riferimento, soprattutto quelli più "generosi" in termini di risorse per le campagne elettorali. In questo quadro abbastanza desolante chi ci rimette è sempre la fascia media, che scivola sempre di più verso la povertà e nei confronti della quale si scaricano le tattiche elettorali di politici spietati e, soprattutto, persuasi che una buona dose di populismo possa rimediare a tutto, così da poter continuare imperterriti ad infinocchiare il corpo elettorale.