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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 08/09/2011  -  stampato il 07/12/2016


Suicida un agente. Altro gesto estremo, in dieci anni siamo a quota 90 siucidi.

Nel piazzale del cimitero di Foglizzo, nel Torinese, si è consumato il tragico gesto che ha portato questa notte un agente di polizia penitenziaria in servizio presso il carcere Lorusso e Cutugno di Torino a suicidarsi con un colpo di pistola alla testa. A darne notizia il Sappe, sindacato autonomo di polizia penitenziaria. “Siamo sgomenti e sconvolti. A pochi mesi dal suicidio di altri appartenenti al corpo di polizia penitenziaria, in servizio a Mamone Lodè, Caltagirone e Viterbo, piangiamo la vittima di un’altra tragedia che ha sconvolto i baschi azzurri”, dice Donato Capece, segretario generale del Sappe. “Non sono ancora chiare le ragioni che hanno spinto l’uomo, 43 anni, a compiere il gesto estremo. Siamo impietriti – prosegue Capece – per questa nuova immane tragedia. Ci stringiamo con tutto l’affetto possibile al dolore indescrivibile dei familiari, degli amici, dei colleghi”. “Dal 2000 ad oggi – ricorda Capece – si sono uccisi 90 poliziotti penitenziari, un direttore di istituto e un dirigente regionale. Quattro suicidi in pochi mesi sono sconvolgenti. Da tempo sosteniamo che bisogna comprendere e accertare quanto hanno eventualmente inciso l’attività lavorativa e le difficili condizioni lavorative nel tragico gesto”. Il Sappe chiede “al Ministro della Giustizia Nitto Francesco Palma di farsi carico in prima persona su questo importante problema. Lo abbiamo detto e lo ripetiamo: l’istituzione di appositi Centri specializzati in grado di fornire un buon supporto psicologico agli operatori di polizia – garantendo la massima privacy a coloro i quali intendono avvalersene – può essere un’occasione per aumentare l’autostima e la consapevolezza di possedere risorse e capacità spendibili in una professione davvero difficile, all’interno di un ambiente particolare quale è il carcere, non disgiunti dai necessari interventi istituzionali intesi a privilegiare maggiormente l’aspetto umano ed il rispetto della persona nei rapporti gerarchici e funzionali che caratterizzano la polizia penitenziaria. Su queste tragedie non possono e non devono esserci colpevoli disattenzioni”.