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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 09/09/2011  -  stampato il 10/12/2016


Arriva il codice deontologico per i giornalisti che si occupano delle notizie dei carceri.

Sì a un'informazione contro i pregiudizi sul carcere. I giornalisti della Lombardia e dell'Emilia Romagna da quest'estate devono osservare un nuovo codice deontologico: la “Carta del carcere e della pena”.  Due sono i punti decisi della Carta: “Comunicare le misure alternative alla reclusione, come la comunità, non come una forma di libertà ma una modalità di esecuzione della pena - spiega Mario Consani, giornalista del “Giorno” e consigliere dell'Ordine dei giornalisti lombardo -, sottolineando il basso tasso di recidiva per chi le segue”. In secondo luogo, continua Consani, “rispettare il diritto all'oblio dei crimini di una persona affinché non rimanga per tutta la vita inchiodato al suo passato senza considerare il percorso di crescita”.
 
Dalla neonata Carta anche l'obbligo di usare una terminologia appropriata per riferirsi alle varie fasi che accompagnano il reinserimento sociale. Stessa cosa vale quando il giornalista vuole riferirsi a una delle figure in divisa che opera all'interno del carcere, dagli agenti di polizia penitenziaria ai poliziotti. Importante è dare voce all'esperienze positive di ritorno alla libertà.

Dal canto suo, il Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti lavorerà alla formazione dei redattori per affrontare al meglio questi argomenti. Nei piani, anche un Osservatorio sull'informazione relativa al carcere. Si impone la questione di internet. “Compito dei gestori di siti è tenere aggiornati i dati su persone e vicende in modo da non bollare per sempre la vita di una persona”

(affariitaliani)