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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 22/09/2011  -  stampato il 05/12/2016


Altra evasione, questa volta dal Ferrante Aporti.

Nella notte di martedì dal carcere minorile di corso Unione Sovietica sono fuggiti in tre: un italiano di 20 anni condannato per un furto, un romeno di 17 anni che stava scontando una condanna per furto aggravato e un marocchino di 16 anni arrestato per una rapina. Sono evasi dalla cella dove erano rinchiusi tutti e tre seguendo il classico copione delle fughe dalle prigioni: con una lima hanno segato le sbarre della finestra e si sono calati dal secondo piano utilizzando le lenzuola dei loro letti a mo' di funi sino al marciapiede di via Berruti e Ferrero. Dopo di che sono scomparsi senza lasciare tracce. L'evasione è stata scoperta dagli agenti della polizia penitenziaria soltanto la mattina dopo. Secondo una prima ricostruzione i tre avrebbero approfittato dei lavori di ristrutturazione del carcere, riuscendo ad impadronirsi della lima con cui hanno poi segato le sbarre della loro cella.

Annamaria Baldelli, capo della procura minorile, ha immediatamente aperto un fascicolo sulla fuga dei tre giovani detenuti e affidato l'inchiesta al Nucleo di Polizia Giudiziaria della Polizia penitenziaria. Nelle ricerche dei tre giovani evasi sono impegnati anche i carabinieri della Compagnia Mirafiori.

Chiamato un tempo "Riformatorio per corrigendi", l'istituto di corso Unione Sovietica prese il nome attuale nel 1900, quando fu intitolato a Ferrante Aporti, un sacerdote pedagogista morto a Torino nel 1858 che si era dedicato alla diffusione degli asili infantili. Attualmente l'istituto ospita 25 minori (il numero sino

 

a martedì notte comprendeva anche i tre evasi), affidati alla sorveglianza di 37 agenti di polizia penitenziaria che da tempo denunciano gravi carenze nell'organico e costretti a turni massacranti.

L'evasione di martedì sera ripropone una questione annosa: quella della sicurezza dell'istituto e di come devono essere custoditi i minori responsabili di reati. Fortunatamente i tre che sono fuggiti segando le sbarre della cella e calandosi con le lenzuola sono in definitiva tre ladruncoli non particolarmente pericolosi. A suo tempo nelle celle di corso Unione Sovietica però sono stati ospitati personaggi come Erika e Omar, gli assassini di Novi Ligure, e una delle ragazze che si era macchiata dell'uccisione della suora di Chiavenna.

Un circolare del 1957 del Ministero di Grazia e Giustizia, direzione generale degli istituti di pena, dà indicazioni precise su come devono essere quelli che sono definiti "istituti di osservazione" e precisa: "Un clima rieducativo più distensivo che repressivo consentirà una graduale e accorta riduzione dei mezzi di sicurezza e comunque la loro limitazione a pochi posti (celle o cubicoli) destinati a casi in cui vi sia particolare necessità di custodia. Risaputo che tale distensione psichica è il miglior antidoto contro il pericolo di fughe così come contro le manifestazioni di aggressività o di depressione...".

L'aumento della violenza minorile registrato negli ultimi anni ha però mostrato una realtà diversa e preoccupante. Per questo mesi fa anche al Ferrante Aporti sono stati aperti cantieri per aumentare i dispositivi di sicurezza. I tre di martedì notte però sono fuggiti prima che i nuovi sistemi antievasione entrassero in funzione.
 

fonte: La Repubblica