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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 29/09/2011  -  stampato il 09/12/2016


Radicali: Il caso Carlo Saturno. Le voci, il sospetto

Probabilmente quello di Carlo Saturno è un nome che a molti non dice nulla. Vale la pena – pena letterale – di raccontarne la storia. Era un ragazzo come Federico Aldrovandi, come Stefano Cucchi, come molti altri: morti nelle nostre galere o in altri luoghi istituzionali in circostanze ancora da chiarire.

La storia di Carlo comincia nei primi anni 2000, carcere minori di Lecce. Pare che i numerosi tentativi, di far conoscere al Dipartimento della giustizia minorile quel che accadeva lì dentro tra il 2003 e il 2005, siano sempre stati ignorati; gravi episodi di violenza nei confronti dei ragazzi detenuti. Voci, sospetti.

Nel 2007 le parole del medico dell’istituto trovano ascolto presso l’allora sottosegretario alla Giustizia Alberto Maritati, che manda le carte alla Procura di Lecce. Nove agenti di polizia penitenziaria vengono indagati. Si parla di abusi terribili, di un sistema retto sul terrore. Il carcere viene chiuso e i ragazzi, tra cui Saturno, trasferiti nell’istituto minorile di Bari. Voci, sospetti. A questo punto Carlo parla. Si costituisce parte civile nel processo, racconta del pugno che gli ha sfondato un timpano e di tante altre cose. Arriviamo a quest’anno. Carlo è rientrato in carcere. Ha 22 anni e finisce nel carcere per adulti di Bari. Gli amici di Carlo si chiedono ora se in quel carcere operava qualcuno dei nove agenti incriminati anche grazie a lui. Voci, sospetti. Fatto è che ai primi di aprile Carlo viene trovato boccheggiante attaccato per il collo a un lenzuolo. Ricoverato al policlinico barese, muore il 7 aprile scorso.

La famiglia non crede al suicidio, quelle voci, quel sospetto, sono un tarlo. La Procura di Bari, prima apre un fascicolo senza alcuna ipotesi di reato, poi lo modifica in un’inchiesta contro ignoti per istigazione al suicidio. Nel frattempo i giudici che si occupavano degli abusi al minorile fissano la successiva udienza oltre i termini di prescrizione. Restano le voci, il sospetto.

Quel processo muore assieme a Carlo. Il cappellano del carcere di Lecce don Raffaele, alla morte di Carlo aveva lanciato un appello affinché “se ci sono detenuti che sanno qualcosa, lo dicano”. E un detenuto scrive una lettera nella quale racconta di aver visto tutto: Carlo sarebbe stato picchiato violentemente mentre era nella cella di isolamento nella quale è poi stato trovato appeso a quel lenzuolo. Carlo, racconta ancora quel detenuto, non si sarebbe suicidato. La lettera è stata consegnata alla Procura, vedremo se e cosa accadrà, se anche questa volta tutto finirà in gloria per prescrizione.

Accade comunque che anche quando si riesce ad accertare processualmente come si sono svolti i fatti e si puniscono i responsabili, le pene siano lievi. In Italia, per esempio, il reato di tortura non esiste, nonostante sia previsto dalla Convenzione delle Nazioni Unite, che l’Italia ha ratificato nel 1988. Sono passati oltre vent’anni, questo vuoto legislativo rimane. Così è accaduto che dopo i fatti del G8 di Genova alla caserma di Bolzaneto, i magistrati abbiano contestato agli imputati solo l’abuso d’ufficio, reato che poi nel 2009 è stato prescritto in virtù di quell’amnistia di fatto che c’è, di cui nessuno a parte i radicali parla e tantomeno coloro che si oppongono a che sia varata ufficialmente. In realtà il reato di tortura è stato approvato nel dicembre 2006 dalla Camera in base a un accordo bipartisan e licenziato dalla commissione giustizia del Senato nel luglio 2007.

Si potrebbe parlare di tortura nel caso di Carlo Saturno, Federico Aldrovandi e altri? Naturalmente lo dovrebbe stabilire un tribunale. Diciamo che quando si vuole fare del male; quando c’è un nesso tra azione e morte o lesione, quando la morte non avviene per lesione diretta ma per una serie di circostanze, le indagini non sarebbero costrette a perdersi o a trovare giustificazioni di ordine psicologico; i tempi della prescrizione sarebbero più lontani; e il reato di tortura si potrebbe applicare.

Si chiede scusa se casi e vicende come queste, almeno per oggi, chi scrive le trova più interessanti e utili da sottoporre alla nostra attenzione delle vicende che vedono coinvolto il presidente del Consiglio, che ormai nulla aggiungono o tolgono all’idea che ognuno di noi si è fatto di lui. Per oggi è tutto.
 

autore: Valter Vecellio

fonte: Notizie Radicali