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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 29/09/2011  -  stampato il 03/12/2016


L'Associazione europea dei consumatori si attiva sul bluff dei bracciali elettronici

Il 21 Aprile del 2011 un cittadino peruviano, il cittadino 43enne Augusto Casertena Abilena, condannato per traffico di droga, accetta di fare da cavia ai braccialetti elettronici (decreto 2 febbraio 2001) varati con enfasi dal ministro dell'Interno Enzo Bianco e dal Guardasigilli Piero Fassino per trovare una soluzione al sovraffollamento delle carceri, facilitare il reinserimento in società e richiesto dal detenuto tramite il proprio difensore al giudice, che decide dopo averne verificato la disponibilità.
Il braccialetto elettronico è uno strumento molto usato negli altri paesi. In Italia, il noleggio, costava, all’epoca del contratto, 60 mila lire al giorno. Il 21 giugno 2001 si perde il collegamento col braccialetto. Albarena aveva tagliato i fili sparendo nel nulla. Primo fallimento.
Il 27 luglio 2002 il boss mafioso Antonino De Luca, di Messina, 40 anni, condannato all'ergastolo, fugge dall'ospedale Sacco di Milano, dov'è ricoverato col braccialetto. L'allarme scatta dopo quattro minuti. Troppi per illudersi di ritrovare il detenuto. Un altro flop.
Nel 2003 Giuseppe Pisanu, nuovo ministro dell'interno, rilancia il contratto esclusivo a favore della Telecom per l'installazione e l'assistenza tecnica del Personal Identification Device. Undici milioni circa di milioni di euro l'anno, scadenza 2011. Cento milioni quasi di spesa pubblica, a fronte di 400 braccialetti di plastica nera dal peso di 50 grammi con sensori, qualche filo elettrico e una batteria. In altri paesi sicuramente più evoluti vengono normalmente utilizzati per reati relativi ai minori, per evitare che gli stessi trascorrano troppo tempo in riformatorio e per occuparli in attività lavorative che ne favoriscano il reintegro in società, per gli arresti domiciliari o per chi, in attesa di giudizio, dimostri di non essere pericoloso.
Lo ha indossato, per esempio, Mike Tyson ci spiega Dino Sorbo, presidente regionale AECI, Associazione Europea Consumatori Indipendenti. In Italia giacciono inutilizzati in qualche armadio del Ministero. L'11 Maggio 2010 Gianfilippo D’Agostino della Telecom, sentito in commissione giustizia alla Camera dei Deputati ha riferito che l'azienda ha a Oriolo Roma una sala di controllo attiva H24 e collegata a tutte le Questure d'Italia con un contratto mai rescisso fino a tutto il 2011. Oggi i braccialetti anti evasione dovrebbero essere una decina e ci costano più di un milione di euro ciascuno. Il controllo di questi ultimi è affidato, tra l'altro contro ogni logica, trattandosi di esecuzione penale, alla Polizia di Stato e non a quella penitenziaria, come spesso denunciato dal Sappe, Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria: «Dei 400 dispositivi elettronici noleggiati dal Viminale solo 11 sarebbero utilizzati. Gli altri sarebbero sotto chiave in una stanza blindata del Ministero». Sempre così. Il rispetto dei politici sarebbe sicuramente maggiore se il denaro pubblico sperperato o speso in maniera disinvolta o errata dovesse essere rimborsato.

 AECI Associazione Consumatori Indipendenti

fonte: casertasette