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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 28/05/2010  -  stampato il 08/12/2016


Ionta: "ecco come i boss aggirano il 41-bis"

Tutti a messa in chiesa la domenica, non tanto perchè mossi da sincera fede ma per tentare di comunicare tra loro, anche a gesti; messaggi in codice, facendo affidati talvolta a poliziotti penitenziari corrotti o ricattati, oppure a detenuti extracomunitari sfruttati: i boss sottoposti al regime penitenziario più duro in assoluto, il 41 bis, utilizzano qualsiasi mezzo per continuare a dare ordini ai 'picciotti' fuori dal carcere. Non ultimo il fare ricorso ad avvocati che, guarda caso, sono anche loro parenti. A riferirlo è il capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (Dap); Franco Ionta, nel corso della sua audizione in Commissione parlamentare Antimafia.

A oggi su un totale di 67.542 sono 669 i più pericolosi esponenti di Cosa Nostra, 'ndrangheta e camorra, sottoposti al 41 bis, un sistema - assicura Ionta - nel complesso molto ben organizzato, anche se non mancano 'momenti di difficoltà. E infatti - ammette - 'sta emergendo un fenomeno che puó avere ricadute in termini di sicurezza': in alcuni casi ci sono boss difesi da uno stesso avvocato il quale 'puó essere veicolo, anche inconsapevole, di informazioni' tra esponenti di spicco della criminalita' organizzata; ma non mancano i boss che nominano come propri difensori parenti-avvocati. E dunque 'esistono le possibilità di far uscire informazioni fuori dal carcere o di farle entrare'. Un rischio, questo, da mettere in conto, non fosse altro per il fatto che l'ora d'aria e la socialità sono diritti 'ineliminabili' anche per i 41 bis, altrimenti. 'Non possiamo controllare i colloqui dei detenuti con i loro difensori ne' - spiega il capo del Dap - impedire i colloqui con i familiari''.

L'opposizione in Commissione Antimafia chiede conto: Antonio Di Pietro (Idv) ritiene che, se così stanno le cose, il 41 bis è 'un colabrodo'; Giuseppe Lumia (Pd) vuole sapere se non sia rischioso che alcuni boss, come Pippo Calò, abbiano la possibilità di socializzare con esponenti del calibro di Michelangelo La Barbera, Mariano Agate o Salvatore Giuliano. Ionta risponde che sul 41 bis "c'‚ grande attenzione" e che, seppure sia "molto ben organizzato", il sistema è cosí complesso che qualcosa puó sempre sfuggire: "penso - spiega - alla possibilità di comunicazioni in codice, magari affidate agli sms che appaiono in sovraimpressione sullo schermo di certe trasmissioni televisive; ai casi di agenti penitenziari infedeli, o magari minacciati e ricattati; a parte di quel 30% di detenuti stranieri che, senza retroterra criminale di protezione, possono essere sfruttati magari come destinatari di lettere in realtà indirizzate ad altri'. Le nuove norme antimafia, varato lo scorso anno, prevedono che i detenuti in carcere duro siano preferibilmente concentrati su isole-carcere, anzichè sparsi in 14 penitenziari dove ora si trovano in sezioni 'ad hoc'. Ma di riaprire le super-carceri di Pianosa e Asinara non se ne parla: troppo costosa la ristrutturazione e la messa a norma dei due penitenziari chiusi dal 1998. Piuttosto sarà messa mano alle procedure di trasferimento dei detenuti da un carcere o da un tribunale all'altro: nel 2009 le traduzioni sono state 330mila, per lo più su strada. Troppe e troppo costose. Il capo del Dap preferisce puntare sui trasferimenti aerei, ma non con voli di linea, visto che per i biglietti sono stati spesi lo scorso anno 8-9milioni di euro lo scorso anno. La soluzione Ionta la intravede in voli aerei 'ad hoc' , gestiti dal Dap, a bordo dei quali trasferire più detenuti. E intende farlo per ragioni di sicurezza, di costi e anche di dignità di coloro che ora sono costretti a viaggiare sui voli di linea con le manette ai polsi.

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