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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 13/10/2011  -  stampato il 09/12/2016


De Santis: "Anche Moratti da me negli spogliatoi"

In cinque anni da carnefice è diventato vittima. Da perno della cupola del malaffare calcistico a soggetto perseguitato, pedinato, spiato. E' lo strano destino di Massimo De Santis, agente di polizia penitenziaria ed ex arbitro di serie A. Una lunga squalifica lo ha spazzato dal grande circo del pallone, ma ora lui vuole riprendersi, con gli interessi, quanto gli è stato tolto.

 Dai giudici di Napoli (che lo stanno processando insieme a tutti gli altri imputati di Calciopoli) alla Prima Sezione Civile del Tribunale di Milano, che si occuperà di un'altra causa: quella intentata dall'ex fischietto di Tivoli nei confronti dell'Inter e di Massimo Moratti. Già prima di Natale, con ogni probabilità, il tentativo di conciliazione (senza troppe speranze di trovare un accordo). In seguito, l'attuale direttore generale del Palestrina, potrà trascinare il presidente dei nerazzurri al Palazzo di Giustizia, con un'accusa pesante, ovvero quella di essere stato "spiato" dall'Inter per volere dello stesso Moratti. Con una richiesta economica di risarcimento danni davvero importante: 21 milioni secondo alcune fonti, cinque o sei secondo altre.

 Il diretto interessato non parla di cifre, "perché non è quello il problema". Di certo De Santis e i suoi legali hanno preso spunto da un'analoga richiesta fatta un paio d'anni fa da Bobo Vieri. Stessa motivazione (pedinamento e violazione della privacy) e somma analoga (21 milioni di euro, complessivamente richiesti a Inter e Telecom). "E' vero, le motivazioni sono le stesse che hanno spinto Vieri a fare causa all'Inter. Devo anche dire che nei mesi scorsi i miei avvocati hanno provato a contattare l'Inter chiedendo un incontro in seguito a quanto era emerso durante il processo di Calciopoli e quello Telecom, ma fino a luglio non abbiamo ricevuto alcuna risposta. E dunque i miei legali si sono messi al lavoro formulando l'atto di citazione depositato nei giorni scorsi".

 Però lei aveva la speranza che si trovasse un accordo già in estate..
"Si voleva raggiungere una transazione, certo. Ma non c'è stato nulla da fare. Resta il fatto che il danno arrecatomi è incontrovertibile e pesantissimo. E a conferma di quel che sostengo ci sono testimonianze e sono usciti dossier. E l'unica cosa vera che è stata accertata è che sul mio conto c'era una ricca documentazione riguardante la vita privata mia e della mia famiglia. Un dossier commissionato dall'Inter e pagato dalla Pirelli".

 E a differenza di Vieri lei non era un dipendente del club nerazzurro..
"Peggio ancora. Vuol dire che è stato commesso qualcosa di ancor più grave. Questo non vuol dire che debba o voglia chiedere una cifra più o meno superiore rispetto a quella pretesa da Vieri, di certo se uno quantifica il danno questo nulla ha a che vedere con quello che è stato fatto al calciatore. L'Inter non aveva alcun diritto di controllare la mia vita privata, ma invece ha voluto ascoltare il signor Nucini, di cui abbiamo visto tutti l'affidabilità, se è vero che andava all'Inter per elemosinare un posto di lavoro. Se l'Inter e Moratti avessero avuto dei dubbi, sarebbe stato più corretto e più logico rinunciare alla clausola compromissoria e rivolgersi alla magistratuta ordinaria. Ma così si sono comportati in modo illegale ed è giusto che ne rispondano in tribunale, anche perché da quelle cose dette da Nucini a Facchetti, dall'indagine degli 007 di Telecom, è partito il filo rosso agganciato a Napoli con calciopoli".

 Lei ha mai avuto la sensazione di essere seguito o spiato?
"Certo, ora a ripensarci, qualche dubbio mi viene, in relazione a qualche episodio. Non era tutto normale quel che mi succedeva e lo dissi anche al dottor Borrelli".

 A proposito: sui fatti di telecom indagò per la Figc l'allora capo dell'Ufficio Indagini. Poi Palazzi archiviò..
"Io lo dissi a Borrelli che era logico chiedere alla Bocassini cosa ci fosse in quel fascicolo segreto. Lui, la Federazione e Palazzi avrebbero dovuto andare a fondo sulla vicenda, non archiviare. Purtroppo vennero usati due pesi e due misure...".

 Può dirci per quale motivo prima disse che Facchetti la chiamava come tutti e poi fece un clamoroso dietrofront? I fatti poi hanno dimostrato che non aveva detto il falso..
"Guardi, quel mio atteggiamento fu conseguenza solo di una situazione che stavo vivendo.. Per lavoro conoscevo tanti magistrati, sapevo un po' come si procedeva in certi casi. Io volevo credere nella giustizia ma purtroppo mi rendevo conto che, nonostante ci avessi messo la faccia, la mia parola non bastava. . E sa perché? Perché c'era un pubblico ufficiale che non aveva fatto bene il suo lavoro, come avrebbe dovuto. Ed io avrei rischiato la condanna per colpa sua, pur avendo detto la verità. Perciò ritrattai, non potevo passare la mia vita in tribunale, e decisi di scrivere quella lettera di scuse ben sapendo di andare contro il mio volere. poi per fortuna poi, grazie anche al lavoro svolto da alcuni consulenti, ho rintracciato certi numeri telefonici che mi hanno condotto a delle telefonate di cui ero certo. E ho avuto ragione".

 Qualcuno le ha chiesto scusa?
"No. Però io la faccia ce l'avevo messa comunque. Mi è solo dispiaciuto sentir dire certe parole sul mio conto dal figlio di Facchetti in un'aula di tribunale".

 Cinque anni dopo calciopoli, che idea si è fatto?
"Io so solo una cosa: ci sono state persone che hanno subìto danni incalcolabili mentre qualcuno si è preso il premio senza meritarlo. Quello che io ho visto a Napoli con il comportamento di Auricchio è assurdo. E gli chiedo ancora: perché ha condotto le indagini in quel modo? E perché poi, in pieno processo, in tanti si sono dileguati, chi per un motivo chi per un altro, lasciando tutto e tutti nel caos?"

 E qui veniamo al solito ritornello. Tutti colpevoli o tutti innocenti?
"Io dico solo che tutti si devono assumere le proprie responsabilità. Il problema non è telefonare a dirigenti o calciatori, ma cosa ci si dice. E comunque io contatti telefonici con Moggi non ne ho avuti e non ne sono stati trovati. E neppure telefonavo ad addetti agli arbitri per andare a cena con qualche dirigente importante (è evidente il riferimento a Collina che chiedeva a Meani di incontrare Galliani, ndr). Eppure mi sono trovato coinvolto in questa storiaccia, addirittura all'inizio con un capo d'imputazione pesantissimo, quello di associazione a delinquere. Ma scherziamo? Poi ho capito perché la Procura di Milano non mi ha mai dato il fascicolo della Bocassini sulla questione Nucini. Io ho fatto persino un esposto al Ministero di Grazia e Giustizia ma non è servito a nulla".

 Cosa si aspetta ora dai giudici di Napoli?
"Io sono fiducioso, credo in una mia assoluzione perché sarebbe giusto così. Ma spero pure che chi ha sbagliato prima o poi paghi. Il danno che ha subìto la mia persona, questo è sicuro, non verrà mai risarcito".

 C'è qualcosa che non rifarebbe? Qualche errore l'avrà commesso pure lei, difficile che tutto il teorema sia sbagliato...
"Ma perché io devo pagare solo perché si dà credito a tanti millantatori? Nei tribunali si deve giudicare sulla base dei fatti, non delle chiacchiere. E non si sono voluti accertare i fatti".

 Fra i "fatti" c'è anche quella telefonata dopo un Lecce-Parma da lei diretto in cui diceva a Mazzini che quel 3-3 era stato praticamente un delitto perfetto..
"Parlai col vicepresidente della Federazione dopo una settimana difficile, in cui c'erano state altre polemiche in seguito ad un rigore non concesso alla Fiorentina da Rosetti. A tutti era stato detto di far bene e fare attenzione, le mie parole erano solo una manifestazione di gioia nella consapevolezza di aver arbitrato bene. Rivedetevi filamti e dichiarazioni post-partita, nessuno si lamentò. Anzi Zeman elogiò la mia direzione di gara. E poi tutti parlarono di partita perfetta: assistenti, quarto uomo, osservatori".

 Torniamo a Moratti. Cosa vorrebbe dirgli se potesse incontrarlo?
"Una cosa sola: perché non mi ha detto in faccia quel che pensava di me? E' venuto tante volte nello spogliatoio, prima o dopo le partite, avrebbe potuto dirmi tranquillamente che pensava che fossi al soldo della Juve. E invece no, anzi, sembrava che avesse stima di me.."

 Quindi anche Moratti passava a salutarlo..
"Certo, era una consuetudine. Parlavamo di calcio, di società e anche dell'Inter, ma mai una parola per protestare. Per questo mi stava anche simpatico. Fin quando ho saputo un'altra brutta verità..."

 Scoprire che dietro c'erano Facchetti con cui aveva un bel rapporto e il suo ex collega Nucini, che effetto le ha fatto?
"Sono rimasto stupefatto. Però poi ho fatto un ragionamento: con Facchetti il rapporto si era instaurato nel 2004, quando Nucini e gli spioni avevano già completato il lavoro. E magari lo stesso Facchetti avrà capito, leggendo quei dossier, che fra me e la Juve non c'era alcun legame".

 Se certi fatti e certe intercettazioni fossero uscite nel 2006 insieme ad altre, cosa ne sarebbe stato di calciopoli?
"E' proprio questo il problema: qualcuno ci deve spiegare perché non sono state tirate fuori prima. La verità è che c'era chi non voleva che uscissero. Ve lo ricordate Narducci? Fu lui a sostenere "piaccia o non piaccia non esistono intercettazioni sull'Inter". I fatti hanno dimostrato il contrario. E pensare che lo stesso Narducci voleva mettere agli arresti me ed altri...Avremmo fatto cinque anni in carcere come Amanda, ingiustamente. A noi è andata meglio, ma lo sconforto resta...".

di Giulio Mola

QN.it