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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 15/10/2011  -  stampato il 11/12/2016


Suicidi dei detenuti; la regione Toscana attiva un programma per prevenirli

Un'accoglienza qualificata e multiprofessionale, in grado di individuare i bisogni sanitari, sociali, psicologici e psichiatrici di ogni detenuto al suo arrivo in carcere. L'individuazione tempestiva degli indicatori di rischio. L'attenzione alle situazioni ambientali e logistiche che possano favorire suicidio e atti di autolesionismo. La stipula di appositi protocolli d'intesa tra le direzioni delle Asl e le direzioni degli istituti penitenziari. Le linee di indirizzo per la prevenzione del suicidio in carcere sono contenute in una delibera approvata di recente dalla giunta, delibera che si inserisce nel quadro piu' generale delle linee di indirizzo per la qualita' della salute dei detenuti per il biennio 2011-2012 approvate dalla giunta nel maggio scorso. Il documento, elaborato da un apposito gruppo di lavoro, ispirandosi anche al documento prodotto sul tema dal Comitato Nazionale di Bioetica, sara' uno strumento condiviso tra Regione Toscana e Provveditorato Regionale dell'Amministrazione Penitenziaria (PRAP) per mettere a punto tutti gli interventi necessari per individuare e trattare per tempo le situazioni di disagio e fragilita' e prevenire il suicidio nelle carceri toscane. "La privazione della liberta' personale non deve portare alla perdita di altri diritti, tra cui quello alla salute - dice l'assessore al diritto alla salute Daniela Scaramuccia - La salute e' un diritto di tutti indistintamente. Tutti, che siano liberi cittadini o detenuti, sono uguali davanti alla malattia, e il trattamento penitenziario deve sempre assicurare il rispetto della dignita' umana, senza alcuna discriminazione. Amministrazione penitenziaria e istituzioni sanitarie devono collaborare sempre piu' strettamente perche' questo diritto sia garantito a tutti i detenuti, con il coinvolgimento della polizia penitenziaria, degli operatori dell'area educativa, e del personale sanitario.
  Le delibera che abbiamo approvato indica questa strada".
  "Nonostante le strette misure di sorveglianza, in carcere il suicidio si verifica 20 volte di piu' che in altri ambienti - informa l'assessore al welfare Salvatore Allocca - Questo esito drammatico non riguarda solo le persone con sofferenza psichica, in quanto la carcerazione e le sue condizioni costituiscono di per se' un fattore di stress acuto e a volte insuperabile. Il sovraffollamento, l'inadeguatezza degli spazi, la carenza di personale e di attivita' trattamentali, i livelli igienico-sanitari, l'uso e abuso di psicofarmaci, sostanze e alcol, l'isolamento, sono tutti fattori che contribuiscono ad aumentare il rischio delle azioni di autolesionismo e dei tentativi di suicidio".

(AGI)