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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 09/11/2011  -  stampato il 09/12/2016


Stefano Cucchi mi disse: "sono stati i Carabinieri"

"Stefano Cucchi mi disse che qualcuno gli aveva menato e che erano stati i carabinieri". E' la testimonianza di Silvia Porcelli, infermiera del reparto di medicina protetta del 'Sandro Pertini' di Roma, struttura sanitaria nella quale Cucchi morì il 22 ottobre 2009, sette giorni dopo il suo arresto per droga.

Silvia Porcelli è stata sentita come testimone nel processo che per la morte di Cucchi vede imputate dodici persone: sei medici, tre infermieri e tre agenti di polizia penitenziaria.

"Quando dissi a Stefano che avrei dovuto chiamare gli agenti come testimoni di quello che mi diceva - ha aggiunto Porcelli - lui, mentre stavo per uscire dalla stanza, mi disse 'non chiamare nessuno, tanto non lo ripeto'. Da quel momento ha cominciato a negare tutto, anche il fatto che aveva già detto di essere celiaco". 

Durante la sua permanenza nella struttura penitenziario-sanitaria, Cucchi è sempre apparso "lucido, consapevole, tranquillo; non mostrava alcun sintomo di agitazione. Anche se non era propenso a dialogare".
Fisicamente, la visione che l'infermiera ebbe all'epoca del giovane romano fu quella di una persona "magra, con intorno agli occhi segni giallastri che però mi sembrarono vecchi".

Sono inoltre entrati a far parte del fascicolo processuale gli esiti dell'indagine interna effettuata dalla 'Uoc Risk Management' dell'Asl Rm/B sulla cause del decesso. E' stata l'ex direttore generale dell'azienda sanitaria, Flori Degrassi, a fornire i dati dell'indagine nel corso dell'udienza di oggi.

I risultati, nel novembre 2009, portarono alla revoca del trasferimento d'ufficio per Aldo Fierro, responsabile del reparto medico penitenziario, e per i medici Stefania Corbi e Rosita Caponnetti; tutti e tre, oggi nell'elenco degli imputati che prevede anche altri tre medici, tre infermieri e tre agenti della 'penitenziaria'.

Per il resto, la Degrassi, insieme con l'ex direttore sanitario dell'Asl Rm/b Antonio D'Urso e con il direttore sanitario del carcere di Rebibbia, hanno poi illustrato i termini del protocollo firmato con il ministero della Giustizia sulla richiesta di informazioni dei familiari dei detenuti. "All'epoca - ha spiegato D'Urso - i medici non potevano dare informazioni senza l'autorizzazione dell'autorità giudiziaria. Dopo la morte di Cucchi, un ordine di servizio del dirigente amministrativo del carcere di Rebibbia autorizzò la polizia penitenziaria a comunicare ai medici richieste di informazioni da parte dei familiari dei detenuti-pazienti".

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