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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 26/11/2011  -  stampato il 08/12/2016


Carceri: arriva il “codice rosso” per detenuti più pericolosi

Il codice rosso entra in carcere insieme al codice bianco, verde e giallo ed e' una vera rivoluzione negli istituti di pena per il trattamento dei detenuti, non tutti in carcere per le stesse ragioni e con le stesse modalita' di comportamento, e per gli stessi agenti della polizia penitenziaria, che svolgera' piu' compiti di polizia che non di custodia. La 'rivoluzione' porta la firma di Sebastiano Ardita, alla guida della direzione generale detenuti, che dopo nove anni lascia per tornare alla procura della Repubblica di Catania.

L'innovazione guarda alla nostra Carta Costituzionale e sottolinea come la rieducazione sia un obiettivo primario del trattamento penitenziario. Quarantatre' pagine controfirmate dal capo del Dap, Franco Ionta, la circolare sul nuovo trattamento penitenziario rappresenta una vero cambio di passo nel sistema carcerario: mira ad innovare la gestione dei detenuti comuni introducendo un codice per ogni categoria per evidenziare il livello di rischio che presenta, introduce un regime a celle aperte per i detenuti non pericolosi e garantisce piu' ampi spazi di trattamento e di recupero sociale.

Le disposizioni non si applicano, per motivi opposti, ne' ai detenuti del circuito alta sicurezza, ne' a quelli in custodia attenuata per cui restano ferme le regole attualmente in vigore, se piu' favorevoli. Il codice bianco verra' utilizzato per individuare i detenuti che non sono stati autori di reati di violenza (i tossicodipendenti, gli extracomunitari, i nuovi poveri), e che al tempo stesso abbiano mantenuto una buona condotta ed abbiano risposto al trattamento penitenziario. Il codice verde potra' essere individuato per identificare i soggetti autori di reati di violenza, che abbiano risposto bene al trattamento e mantenuto buona condotta. Il codice giallo e' per i detenuti che abbiano realizzato violazioni disciplinari. Il codice rosso per gli autori di reati in carcere e di tentativi di evasione. I codici bianchi dovranno essere tenuti a celle aperte, e tendenzialmente anche i verdi. I codici gialli potranno essere tenuti a celle aperte dopo attenta osservazione. I codice rosso dovranno essere mantenuti chiusi.

La polizia penitenziaria perdera' la funzione di custodia ed operera' con funzioni di polizia, andando in giro per gli spazi aperti ed assicurando l'ordine, la disciplina e la sicurezza pubblica. Vengono introdotte anche nuove regole di assistenza ed un gruppo di intervento interdisciplinare per prevenire i suicidi. Viene sostanzialmente abolita la sorveglianza a vista, ossia verra' impedito d'ora in poi che i soggetti a rischio vengano sottoposti a misure preventive con contenuto esclusivamente custodiale, favorendone il recupero.

Quanto ai tempi di attuazione, per garantire che tutti gli istituti di pena possano attuare contestualmente quanto previsto dalla circolare, si procedera' per tappe. Intanto verra' stabilmente convocata , in ogni istituto, un'equipe per avviare il censimento della popolazione detenuta e individuare le sezioni da destinare ai detenuti a regime aperto. Gli elenchi dei detenuti da ammettere al regime aperto verranno inviati entro 60 giorni al provveditorato regionale competente che raccogliera' le proposte e verifichera' la fondatezza della eventuale mancata attuazione del regime aperto, inviando poi, entro 30 giorni, alla direzione generale dei detenuti, il progetto completo su base regionale. L'attribuzione del codice e' legata a riunioni periodiche dell'equipe dell'istituto che puo' rivedere in senso positivo o negativo le valutazioni sul livello di pericolosita' del detenuto, comunicando ogni decisione al provveditorato. Se un detenuto viene trasferito, l'istituto che lo accoglie dovra' confermare o modificare il codice assegnatogli.

(AGI)