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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 10/12/2011  -  stampato il 03/12/2016


Rivolta Ancona, Dap allontana i detenuti responsabili dei disordini

“La rivolta accaduta nel carcere di Ancona testimonia drammaticamente la situazione nella quale versano gli Istituti penitenziari italiani”. Lo afferma Donato Capece, segretario generale del sindacato autonomo polizia penitenziaria Sappe, all’indomani della rivolta nel carcere Montacuto di Ancona.
 
“E’ l’ora che tutti, a cominciare dai vertici nazionali e regionali dell’amministrazione penitenziaria, abbiano piena consapevolezza del problema ed affrontino l’emergenza in atto con provvedimenti seri e concreti, - osserva in una nota - certo non varando disposizioni allo stato improponibili come la classificazione dei detenuti secondo codici colorati di pericolosità e il permettere loro di girare liberamente nelle strutture detentive, oggi tutte sovraffollate e nel contempo spesso fatiscenti’’.
 
“Un classico esempio di come la pratica - fatta di rivolte, aggressioni, suicidi e tentativi di suicidio, risse e tensioni continue nelle carceri italiane, con i poliziotti penitenziari in prima linea a contrastare la violenza di una parte, ancorché minoritaria, di detenuti - sia ben altra cosa rispetto alla teoria”.
 
Il Provveditorato regionale, già ieri, appena rientrata l'emergenza a Montacuto, aveva sottoposto i detenuti coinvolti nella rivolta a consiglio di disciplina, disponendo l'isolamento. Oggi l'organo ha allontanato nove carcerati, trasferendoli in altri istituti di pena delle Marche: a Villa Fastiggi di Pesaro, Marino del Tronto (Ascoli) e Camerino. Si aspettano provvedimenti analoghi per gli altri detenuti, per la maggior parte maghrebini, che hanno partecipato alla protesta.

‘’Io spero che se ne mandino via almeno altri 50’’, ha detto Di Giacomo, ricordando però che oltre al problema del sovraffollamento e alle condizioni di estrema precarietà in cui vivono i detenuti (carta igienica, dentifricio e detersivi distribuiti con tempi troppo lunghi; turni per le docce; termosifoni che non funzionano e celle umide; carcerati costretti a dormire su materassi a terra), c’è anche il problema del personale di polizia penitenziaria carente, con agenti che dovrebbero fare 6 ore ma arrivano fino a 10, e che in alcuni casi non vanno in ferie da due anni. ‘’Ancona - ha concluso - è il quinto carcere in Italia per carenze di organico’’.