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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 18/12/2011  -  stampato il 03/12/2016


Visita del Papa a Rebibbia: Ministro Severino legge una lettera di un detenuto

 Il Papa è arrivato al carcere romano di Rebibbia, dove è stato accolto dal ministro della Giustizia Paola Severino.

Un lungo applauso ha accolto Benedetto XVI al suo ingresso nella cappella del carcere romano di Rebibbia. Il papa ha salutato i detenuti lungo il percorso, molti gli hanno baciato l'anello. Una seconda ovazione si è alzata non appena il papa si è seduto.

PAPA: DOVE C'E' UN DETENUTO, LI' C'E' CRISTO - "Dovunque c'é un affamato, uno straniero, un ammalato, un carcerato, lì c'é Cristo stesso che attende la nostra visita e il nostro aiuto". Lo ha detto il Papa nel discorso ai detenuti del carcere romano di Rebibbia, che lo hanno accolto con grande entusiasmo e grida di "Viva il Papa". Benedetto XVI ha quindi ricordato la "attenzione della Chiesa per la giustizia degli Stati", citando parte del documento da lui consegnato in Benin lo scorso 19 novembre.
 
"Vorrei potermi mettere in ascolto della vicenda personale di ciascuno - ha detto papa Ratzinger ai detenuti di Rebibbia - ma non mi è possibile; sono venuto però a dirvi semplicemente che Dio vi ama di un amore infinito". "E' pertanto urgente - ha detto poi il Papa riproponendo il testo della Esortazione apostolica sull'Africa a proposito delle carceri - che siano adottati sistemi giudiziari e carcerari indipendenti, per ristabilire la giustizia e rieducare i colpevoli. Occorre inoltre bandire i casi di errori della giustizia e i trattamenti cattivi dei prigionieri, le numerose occasioni di non applicazione della legge che corrispondono ad una violazione dei diritti umani e le incarcerazioni che non sfociano se non tardivamente o mai in un processo. La Chiesa riconosce la propria missione profetica di fronte a coloro che sono colpiti dalla criminalità e il loro bisogno di riconciliazione, di giustizia e di pace. I carcerati sono persone umane che meritano, nonostante il loro crimine, di essere trattati con rispetto e dignità. Hanno bisogno della nostra sollecitudine".
 
PAPA: SOVRAFFOLLAMENTO FA CARCERE 'DOPPIA PENA' - Il "sovraffollamento e il degrado possono rendere ancora più amara la detenzione" e perché i detenuti non debbano scontare "una 'doppia pena'" il Papa chiede alle "istituzioni" di verificare "strutture, mezzi, personale" in relazione alle "esigenze della persona umana", con anche ricorso a "pene non detentive...". "So che il sovraffollamento e il degrado delle carceri - ha detto il Papa davanti ai circa 300 detenuti nel carcere di Rebibbia - possono rendere ancora più amara la detenzione: mi sono giunte varie lettere di detenuti che lo sottolineano. E' importante che le istituzioni promuovano un'attenta analisi della situazione carceraria oggi, verifichino le strutture, i mezzi, il personale, in modo che i detenuti non scontino mai una "doppia pena"; ed è importante promuovere uno sviluppo del sistema carcerario, che, pur nel rispetto della giustizia, sia sempre più adeguato alle esigenze della persona umana, con il ricorso anche alle pene non detentive o a modalità diverse di detenzione".
 
"...il sistema di detenzione - ha detto il Papa in un altro passaggio del suo discorso ai detenuti - ruota intorno a due capisaldi, entrambi importanti: da un lato tutelare la società da eventuali minacce, dall'altro reintegrare chi ha sbagliato senza calpestarne la dignità ed escluderlo dalla vita sociale. Entrambi questi aspetti hanno la loro rilevanza e sono protesi a non creare quell"abissò tra la realtà carceraria reale e quella pensata dalla legge, che prevede come elemento fondamentale la funzione rieducatrice della pena e il rispetto dei diritti e della dignità delle persone. La vita umana appartiene a Dio solo, che ce l'ha donata, e non è abbandonata alla mercé di nessuno, nemmeno al nostro libero arbitrio! Noi siamo chiamati a custodire la perla preziosa della vita nostra e di quella degli altri". "La Chiesa sostiene e incoraggia - ha detto papa Ratzinger - ogni sforzo diretto a garantire a tutti una vita dignitosa. Siate sicuri che io sono vicino a ciascuno di voi, alle vostre famiglie, ai vostri bambini, ai vostri giovani, ai vostri anziani e vi porto tutti nel cuore davanti a Dio".
 
"Sono commosso da questa amicizia che sento da tutti voi". E' quanto ha detto Benedetto XVI rispondendo a Rocco, il primo carcerato di Rebibbia che ha presentato al Papa la sua domanda.
 
Sono qui per mostrarvi amicizia, ma la mia visita è anche un "gesto pubblico che ricorda ai nostri concittadini" le difficoltà del carcere. Lo ha detto il Papa rispondendo alla domanda di un detenuto di Rebibbia, aggiungendo la speranza che il "governo" riesca a "fare il possibile per migliorare la situazione", secondo gli auspici espressi dal ministro Paola Severino.
"Sento il suo affetto per il Santo Padre e sono commosso da questa amicizia - ha detto il Papa rispondendo alla domanda del primo detenuto - e dalla amicizia che sento da tutti voi, penso spesso a voi, prego perché so che la situazione è molto difficile e che spesso anziché aiutare a rinnovare amicizia con Dio e con l'umanità il carcere peggiora la situazione anche interiore". "Sono venuto - ha aggiunto - per mostrarvi questa vicinanza pesonale e intima, la mia è quindi una visita a voi, ma è anche un gesto pubblico che ricorda i nostri concittadini il fatto che ci sono grandi problemi e difficoltà nelle carceri italiane, e certamente il senso di queste carcere è aiutare la giustizia, che implica come primo fatto la dignità umana, implica che cresca la dignità, che sia rispettata". Bisogna "rispondere a questo", ha detto Benedetto XVI: "abbiamo sentito come il ministro della Giustizia sente con voi, ... possiamo essere contenti - ha aggiunto - che il governo e i responsabili faranno il possibile per migliorare questa situazione per una buona realizzazione della giustizia che vi porti a tornare nella società, con tutto il rispetto che esige la vostra condizione umana; come è importante che le carceri rispondano a migliorare dignità e speriamo che governo abbia la possibilità di rispondere a questa condizione".
 
SEVERINO A PAPA, AIUTIAMO BARCA DEL FRATELLO - "Se aiuteremo la barca di nostro fratello ad attraversare il fiume, anche la nostra barca avrà raggiunto la riva". Parole quasi evangeliche che il ministro della Giustizia, Paola Severino, legge a Rebibbia, davanti al Papa. Ma non le ha scritte lei, bensì un carcerato.
 
Questi pochi versi chiudono una testo che un recluso di Cagliari ha consegnato al ministro durante una sua visita in quel carcere. Santità - aggiunge - "commentare una lettera di questo genere non potrebbe che sminuirne i contenuti". Si tratta di poco più di una paginetta in cui "un mondo di sofferenza, solitudine, umiliazione" chiede "ascolto, comprensione, rispetto e soprattutto spirito fraterno", ma "senza pregiudizi o falsi moralismi". Per non perdere la "forza di vivere".
 
SEVERINO, SITUAZIONE DI ECCEZIONALE DIFFICOLTA' - "Da tempo ci confrontiamo con dati che testimoniano una situazione di eccezionale difficoltà e disagio e siamo ben consapevoli che tali dati sintetizzano in aride quantificazioni numeriche la terribile condizione di persone che racchiudono nel loro cuore esperienze, sofferenze, speranze". Lo ha detto il ministro della Giustizia, Paola Severino, parlando a Rebibbia, davanti al Papa.
 
Dal ministro quindi un grazie al Papa per la sua visita: "non posso nascondere di essere profondamente commossa nel rivolgerle il mio più sentito benvenuto in questo luogo di profonda sofferenza. La Sua visita pastorale di oggi, a pochi giorni dal Santo Natale, costituisce per noi tutti motivo di rinnovata riflessione sulla situazione carceraria e sulle condizioni di vita delle persone che si trovano ristrette negli Istituti penitenziari".