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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 02/01/2012  -  stampato il 10/12/2016


Carcere di Gela: aperto si, ma sottodimensionato senza personale

“Una struttura penitenziaria serve per la rieducazione del detenuto, ma senza il personale addetto a questo obiettivo l’azione rieducativa del carcere di Gela non potrà essere realizzato”. Ha commentato con queste parole il garante dei diritti dei detenuti, Salvo Fleres, le condizioni della casa circondariale, stamattina in visita in città insieme al deputato radicale Rita Bernardini. Il senatore è stato accompagnato da Carlo Varchi, presidente dell’associazione “Cittadini attivi”.

“E’ stato importante aprire la casa circondariale – continua il senatore Fleres – ma adesso è altrettanto importante è dare una sterzata al procedimento di assegnazione del personale, agenti di polizia penitenziaria, educatori e psicologi per favorire il processo rieducativo che è alla base del principio della detenzione e che pone le basi per il reinserimento nel sociale al termine della pena. Nulla da ridire sulla struttura che è ineccepibile. Il personale in servizio ha le qualità professionali di eccellenza, ma manca l’ organico in termini di agenti che di personale di educazione adeguato ad una struttura di queste dimensioni. La conseguenza di questa situazione è che gli agenti che prestano servizio al carcere di Gela spesso devono espletare un carico di lavoro superiore a quello previsto nel loro profilo.

E’ apprezzabile ma questo può produrre risultati negativi per l’azione rieducativa destinata ai detenuti. Per il resto funziona tutto, dall’infermeria alle cucine, le celle sono pulite ed adeguate”. Il senatore catanese ha chiesto aiuto alle forze del volontariato locale, precisando che “servono insegnanti, sociologi, educatori culturali e attrezzature dismesse”, “anche vecchio computer – incalza Varchi – ma funzionanti per avviare le corrette attività rieducative dei 50 detenuti, attualmente ospitati. Di questi 5 sono gelesi e 30 extracomunitari”. Il senatore ha chiesto l'aiuto del mondo del volontariato per sopperire alle carenze attuali.

Rita Bernardini deputato radicale in visita a Gela insieme ad una delegazione del suo partito lo ha definito un carcere nuovo e per questo sottodimensionato. "In questo momento il carcere di Gela ospita 38 detenuti nonostante i posti previsti sono 96 posti. In più manca, un servizio di assistenza medica che copra tutto l’arco della giornata per questo arrivano solo detenuti sani”. C’è un solo educatore e solo sulla carta perché è in interdizione per maternità quindi i detenuti non possono espletare attività alternative . “I detenuti – ha detto la Bernardini – non possono fare altro che trascorrre la giornata in cella, perché non ci sono gli educatori che possano aiutarli a realizzare attività lavorative e scolastiche o di sport, senza la palestra”.
La pianta organica non è stata completata. “Ci sono in servizio 32 guardie carcerarie, di queste 25 stanno a contatto con i detenuti. Ci dicono che ministero e dipartimento dell’amministrazione penitenziaria dovrebbero provvedere all’assegnazione di almeno 52 uomini, originari di questa zona”. Una nota a parte per i detenuti stranieri nella casa circondariale gelese.

“Ho appreso la storia di un detenuto proveniente dalla Repubblica Ceca, da poco trasferito a Gela. Mi ha detto che ha, da molto tempo, fatto istanza per scontare il resto della sua pena, ormai definitiva, nel suo paese e avere il modo di stare più vicino alla sua famiglia. Nessuna risposta gli è stata ancora recapitata. Spesso, mancano i fondi per coprire le spese di viaggio”.
 
“Il carcere di Gela deve funzionare a pieno regime: interverrò personalmente e per il tramite della deputazione nazionale, presso il Ministero della Giustizia”. Poche ma incisive le parole del deputato del Popolo delle libertà all’Assemblea siciliana Raimondo Torregrossa, a seguito della visita del garante dei diritti dei detenuti della Regione siciliana Salvo Fleres.
 
“La città ha aspettato molti anni per vedere questa istituzione funzionante - continua Torregrossa - e bisogna fare in modo che la funzionalità sia completa, sia dal punto di vista lavorativo per il personale di assistenza che per il numero di detenuti da ospitare, e questo deve avvenire ora altrimenti c’è il rischio che l’assetto incompleto rimanga tale per molto tempo come avviene spesso.
 
Mi viene da pensare all’istituzione del reparto di rianimazione dell’ospedale Vittorio Emanuele che avrebbe dovuto contenere 8 posti letto. Ha aperto i battenti con 4 posti letto ed è rimasto sottodimensionato. Per evitare situazioni di questo tipo interverrò personalmente con una mozione ad hoc presso il Governo Regionale affinche' si faccia carico della problematica presso il Ministero competente che deve attivarsi subito e non adagiarsi sulla buona volontà delle associazioni di volontariato chiamate a raccolta dal senatore Fleres”.