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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 11/01/2012  -  stampato il 09/12/2016


Poliziotti penitenziari in vacanza a Cortina col Ministro e l'ex Sottosegretario

Ah, Cortina. Le cime, il passeggio in Corso Italia, la polenta, le foto in bianco e nero quando c’era la Dolce Vita: Brigitte Bardot, Alberto Sordi, De Sica (padre). Altri tempi, certo.Mail fascino della perla delle Dolomiti è rimasto intatto. Soprattutto durante le vacanze di Natale. Lo sanno bene gli ispettori dell’Agenzia delle Entrate, che il 30 dicembre l’hanno rivoltata come un pedalino, proprio per coglierla nel momento di massimo affollamento.

E lo sanno bene i politici. Che in queste vacanze hanno scelto Cortina: l’habitué Daniela Santanché, l’ex ministro Giancarlo Galan, il ministro Piero Gnudi. Ma non solo. A Cortina, nei giorni «caldi» delle ultime vacanze di Natale, c’erano anche il ministro della Giustizia Paola Severino, che ha una casa, e l’ex sottosegretario alla Giustizia, ora «semplice» senatrice del Pdl, Maria Elisabetta Alberti Casellati.

Perché il loro soggiorno a Cortina colpisce più degli altri? Ognuno è libero di scegliere la località che più gli piace. Ma il soggiorno cortinese delle due signore, e soprattutto della Casellati, attira l’attenzione perché entrambe godono della scorta: il neo ministro per il ruolo che ricopre e per una brutta lettera di minacce con bossoli ricevuta all’inizio di dicembre; la Casellati ha la scorta in virtù di minacce ricevute quando era sottosegretario e la conserva tuttora con la formula che «non sono venute meno le ragioni di sicurezza che l’avevano richiesta».

Morale? Per una quindicina di giorni, a Cortina, una ventina di agenti della polizia penitenziaria di Padova e Treviso si sono alternati alla scorta delle due politiche, dormendo in alberghi di Cortina a circa 200 euro a notte, e per un costo—a spanne tra diaria e rimborsi — di 100 euro ad agente. Tutti a carico dell’amministrazione penitenziaria. E dunque dello Stato.
 
Gli agenti all’inizio erano stati sistemati in una caserma messa «gentilmente» a disposizione del Corpo Forestale dello Stato: «Il servizio era partito malissimo — racconta Giovanni Vona, segretario regionale del Sappe, il sindacato autonomo della Polizia penitenziaria — con una sistemazione squallida, inadeguata. Dopo si è corretto il tiro e gli agenti sono stati ospitati in albergo come è giusto che sia».
 
Il servizio scorte prevede che ci siano due agenti di scorta ventiquattr’ore su ventiquattro: il servizio è assicurato con turni di 8 ore, perciò ogni giorno gli angeli custodi che si sono turnati a proteggere le due politiche sono stati sei.
 
La Casellati, in particolare, ha un rapporto fiduciario con quattro agenti della polizia penitenziaria di Padova che generalmente la seguono in questi spostamenti. Per garantire il servizio, gli agenti sono stati «stornati » da quello di traduzione dei detenuti in carcere in un periodo, secondo il sindacato, «non eccessivamente problematico», ma «certamente c’è stato un sovraccarico di lavoro — continua Vona — per il nucleo penitenziario e per le scorte».
 
La Casellati non è nuova a questo tipo di situazioni: l’estate scorsa, dal 10 agosto a dopo Ferragosto, l’allora sottosegretario alla Giustizia soggiornò in un albergo della costa nord della Sardegna con gli agenti della scorta al seguito. La vacanza sollevò un polverone, tanto che il deputato sardo Guido Melis (Pd) rivolse all’allora ministro Alfano un’interrogazione, proprio per avere qualche spiegazione sul soggiorno «di gruppo». Ma allora era nel governo in carica.
 
Chissà cosa ne penserebbe la cancelliera di ferro Angela Merkel, che nelle scorse vacanze si è divertita sulle piste da fondo di Pontresina, in Svizzera, alloggiando in una pensione tre stelle e sciando senza scorta.