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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 24/01/2012  -  stampato il 07/12/2016


Carceri, DAP: fondi insufficienti per il lavoro dei detenuti, lavora un detenuto su cinque

I fondi non bastano. E a fronte di un progressivo aumento del numero dei detenuti, cala quello dei "lavoranti": uno su cinque. A lanciare l'allarme e' la Relazione dei deputati sullo "svolgimento da parte dei detenuti di attivita' lavorative" presentata dal ministro della Giustizia Paola Severino e basata sull'ultimo report del Dap. I "lavoranti", che a giugno del 2010 erano 14.116, pari al 20,68% dei presenti, esattamente un anno dopo sono 13.765 (il 20,42%).

"A fronte di un consistente aumento della popolazione detenuta - scrive il capo del Dap Franco Ionta - non e' stato possibile rispondere con un uguale aumento in termini percentuali del numero dei detenuti lavoranti". E "il budget largamente insufficiente assegnato per la loro remunerazione ha condizionato in modo particolare le attivita' lavorative necessarie per la gestione quotidiana dell'istituto penitenziario (servizi di pulizia, cucina, manutenzione ordinaria del fabbricato, etc) incidendo negativamente sulla qualita' della vita all'interno dei penitenziari".

I fondi ad hoc sono scesi dai 71,4 milioni del 2006, quando nelle carceri erano in poco piu' di 59mila, ai 49,5 milioni del 2011, quando i detenuti, al 31 dicembre, hanno toccato quota 67.961. Risultato: "il numero dei detenuti lavoranti impegnati nella gestione quotidiana dell'istituto e' inevitabilmente diminuito anche se le direzioni degli istituti, per mantenere un sufficiente livello occupazionale tra la popolazione detenuta, hanno ridotto l'orario di lavoro pro capite ed effettuano la turnazione sulle posizioni lavorative".

"I servizi di istituto - ricorda il dap - assicurano il mantenimento di condizioni di igiene e di pulizia all'interno delle zone detentive comprese le aree destinate alle attivita' in comune. Nel settore, pertanto, un decremento nel numero dei detenuti lavoranti (e delle ore lavorate) alle dipendenze dell'amministrazione ha comportato una forte riduzione dei livelli dei servizi in aspetti essenziali della stessa vivibilita' quotidiana delle strutture penitenziarie, con inevitabili ricadute anche e soprattutto in materia di igiene e sicurezza".

"Nell'attuale situazione di grave sovraffollamento e di carenza di risorse umane e finanziarie - continua la Relazione - garantire opportunita' lavorative ai detenuti e' strategicamente fondamentale anche per contenere e gestire i disagi, le tensioni e le proteste conseguenti alle criticita' esistenti", anche perche' "queste attivita', pur non garantendo l'acquisizione di specifiche professionalita' spendibili sul mercato del lavoro, rappresentano una fonte di sostentamento per la maggior parte della popolazione detenuta".

L'entrata in vigore - undici anni fa - della legge Smuraglia, che riconosce benefici fiscali e contributivi a coop sociali e imprese, ha fatto lievitare il numero degli assunti da soggetti esterni all'amministrazione ma il limite di spesa previsto per l'applicazione (4,6 milioni annui) ha fatto si' che gia' da quest'anno non sia stato possibile prevedere facilitazioni ai datori di lavoro intenzionati ad assumere nuovi detenuti, "determinando in alcune situazioni l'interruzione di rapporti di lavoro in essere".

AGI