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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 25/01/2012  -  stampato il 05/12/2016


Condannato il Comandante del minorile di Monteroni (Lecce): un anno di reclusione per violenze a detenuti e personale di Polizia Penitenziaria

Un anno di reclusione, è questa la condanna emessa dal giudice monocratico del Tribunale di Lecce, Fabrizio Malagnino, nei confronti dell'ispettore della polizia penitenziaria Gianfranco Verri. L'imputato, ex comandante della Polizia Penitenziaria dell'istituto di pena minorile di Lecce, era finito a processo per le presunte violenze avvenute carcere di Monteroni, commesse ai danni del personale operante all’interno della struttura. Si tratta di uno stralcio dell’inchiesta (già a dibattimento) che vede imputati, oltre a Verri, il suo vice Giovanni Leuzzi e altri sette agenti: Ettore Delli Noci, Vincenzo Pulimeno, Alfredo De Matteis, Emanuele Croce, Antonio Giovanni Leo, Fernando Musca, Fabrizio De Giorgi.

Per tutti le accuse sono di abusi su minori e violenze. Chiuso ufficialmente nel luglio del 2007 per «il mancato adeguamento alle norme antinfortunistiche della legge 626», il carcere minorile di Lecce, sito sulla via per Monteroni, è stato al centro di una complessa inchiesta giudiziaria. Un’inchiesta nata dopo l’esposto inviato nel 2006, alla Procura di Lecce, dall’allora sottosegretario alla Giustizia Alberto Maritati. Un processo su cui grava, però la scure della prescrizione.

La prossima udienza, infatti, è stata aggiornata al 19 giugno 2012, una data in cui i reati per i quali si procede saranno ormai prescritti. Secondo l’ipotesi accusatoria all’interno della struttura si sarebbe creata, dal 2003 al 2006, una sorta di associazione finalizzata a sopprimere con la violenza qualsiasi cenno di dissenso, non solo dei reclusi, ma anche del personale. Un vero e proprio inferno in cui a farne le spese sarebbero stati soprattutto i giovani detenuti, vittime di violenze e abusi di ogni genere. Le testimonianze raccolte raccontarono di ragazzini denudati e pestati in cella, fino a «far uscire sangue da entrambe le orecchie» o «spezzare tre denti». O ancora di un ospite della struttura lasciato «per un’intera notte completamente nudo a dormire in cella di isolamento senza materasso».

Tra le presunte vittime c’era anche Carlo Saturno, il giovane detenuto di 22 anni originario di Manduria, trovato appeso a un lenzuolo in una cella di isolamento del carcere di Bari. Una morte sospetta per cui la Procura del capoluogo ha aperto fascicolo. Da l’inchiesta sul carcere minorile di Lecce è stata poi stralciata la posizione di Verri in relazione ai presunti episodi di violenza commessi ai danni di quattro persone che operavano all’interno della struttura e che si sono costituite parte civile. Si tratta del medico del carcere, Roberto Della Giorgia, l’ex direttore Francesco Pallara, e due educatrici, Carmela Toma e Anna Piro (poi archiviata). L’ispettore Verri è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e al risarcimento, da quantificare in sede civile, delle parti offese. Il pubblico ministero aveva invocato una pena a sei mesi di reclusione.

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