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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 27/01/2012  -  stampato il 02/12/2016


Apertura anno giudiziario: Martinelli, Sappe "allarme carceri in Liguria"

Genova - Il numero dei detenuti in Liguria è passato dai 1675 del 2010 ai 1807 del 2011, nonostante che i posti letto regolamentari siano complessivamente 1130: l’ennesima denuncia arriva oggi da Roberto Martinelli, segretario aggiunto del SAPPE, sindacato di polizia Penitenziaria, in occasione dell’inaugurazione anche nel capoluogo ligure dell’anno giudiziario.

Per Martinelli, l’introduzione della legge 199/2010 ha avuto effetti positivi, «ma non la si può certo definire una legge “svuota-carceri”».

Questi i dati forniti dal segretario del SAPPE: al 31 dicembre 2011, i detenuti usciti e collocati ai domiciliari in Liguria sulla base delle 199 sono stati 152, dei quali 10 donne; a livello nazionale, coloro che hanno beneficiato della legge sono stati invece 4304, più 976 che ne hanno beneficiato dalla libertà, per un totale di 5280 unità.

Secondo Martinelli, «dall’analisi dei dati emerge che c’è stata una lieve flessione grazie alla legge 199. A livello nazionale, senza quella legge, i detenuti avrebbero raggiunto le 73mila presenze. Un dato confortante arriva da Marassi, dalla Spezia e da Chiavari, dove sembra che il provvedimento abbia sortito gli effetti sperati, poiché gli arrestati non vengono portati in carcere».

Martinelli è tornato a segnalare «forti carenze» sul fronte del personale di polizia Penitenziaria: in Liguria mancano circa 400 unità (fra agenti, sovrintendenti e ispettori) e a livello nazionale ne ne mancano oltre 6200.
Secondo il segretario del SAPPE, è tempo che «si cominci a ragionare sulla necessità di realizzare a Genova un nuovo carcere o meglio ancora una cittadella penitenziaria».

Martinelli si sofferma infine sulla triste realtà dei bimbi in carcere con le mamme detenuti ed all’asilo nido del carcere di Pontedecimo: “Il carcere, anche nelle situazioni in cui sono realizzate specifiche sezioni, rimane un luogo incompatibile con le esigenze di relazione tra madre e figlio e di un corretto sviluppo psicofisico dei bambini. E in questo contesto, in questa particolare situazione penitenziaria, deve essere messo in luce il fondamentale impegno delle donne appartenenti alla Polizia Penitenziaria che, a Pontedecimo e negli altri 15 asili nido delle carceri italiane, hanno espresso nel tempo ed esprimono quotidianamente una professionalità ed una umanità davvero particolari, riuscendo a conciliare perfettamente il binomio di tutori dell’ordine e della sicurezza e di operatrici del trattamento rieducativo con una particolare ed apprezzata sensibilità umana. Ma è evidente che, come peraltro prevede la legge, il luogo più idoneo per i bimbi è un Istituto a custodia attenuata per mamme detenute con figli minori di 3 anni, struttura che mi auguro si realizzi presto anche a Genova ed in Liguria”.

Il Secolo XIX