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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 30/01/2012  -  stampato il 11/12/2016


Carceri: divieto di vedere la TV per detenuti 41-bis, la Consulta deciderÓ giovedý

Sarà la Consulta a decidere sulla vicenda legata al divieto imposto ai detenuti sottoposti al 41 bis di accedere ai canali televisivi in chiaro. Il provvedimento era stato emenato  da una circolare del Dap del 29 Ottobre del 2010, quando un'inchiesta aveva rivelato come la malavita organizzata comunicasse con i propri affiliati in carcere, attraverso sms pubblicati in diverse trasmissioni tv di successo. La necessità di prevenire contatti del detenuto con l'organizzazione criminale di appartenenza a di attuale riferiment  aveva fatto decidere al dipartimento d'inasprire le misure di sicurezza.

E' stato  di tutt'altro avviso il magistrato di Sorveglianza di Roma  che ha accolto il ricorso di un detenuto, ma il Ministero della Giustizia ha stabilito  di non dare esecuzione all'ordinanza del magistrato. La vicenda ha coinvolto anche il  Garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni, che  ha inviato una lettera alla Guardasigilli Paola Severino, per chiederle  di riesaminare il caso del detenuto in regime 41 bis , che aveva avanzato la richiesta di poter vedere alcuni canali televisivi. La limitazione, ha spiegato il Garante, è "particolarmente odiosa perché rivolta a detenuti già sottoposti ad un regime detentivo inumano e degradante". 

Secondo il  magistrato di sorveglianza, che aveva accettato la richiesta, «la limitazione al diritto costituzionalmente garantito all'informazione non era supportata da un' adeguata motivazione sulle ragioni per cui la libera visione avrebbe potuto rappresentare un rischio per la sicurezza». Per questi motivi il legale del detenuto ha presentato ricorso al Tar del Lazio, mentre il magistrato ha sollevato conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale. La vicenda è stata anche oggetto di una interrogazione parlamentare.

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