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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 30/01/2012  -  stampato il 05/12/2016


Accesso a Facebook dal carcere: minacce alle vittime da detenuti del Regno Unito

Lo stalking via Facebook non è certo una novità. Ma nel Regno Unito cresce la preoccupazione per le minacce, le intimidazioni e le provocazioni che vengono lanciate dalle carceri.

IMPERI CRIMINALI - Secondo il Daily Mail, infatti, diversi criminali già arrestati, riescono ad accedere regolarmente al popolare social network e da lì gestiscono le proprie attività o contattano le vittime, o nel caso degli assassini, le loro famiglie .

SMART PHONE ABUSIVI - Naturalmente ai detenuti sarebbe vietato l'accesso a internet, ma evidentemente in epoche recenti almeno 350 di loro sono riusciti a portare dietro alle sbarre degli smartphone abusivi. Negli ultimi due anni sono stati, appunti, quelli "intercettati", ma si suppone che ce ne siano molti altri. E non si limitano solo a messaggi, magari con unprofilo dalle false generalità. I più impavidi hanno anche caricato proprie fotografie in pose minacciose.
 
LE VITTIME - Secondo le associazioni che rappresentano le vittime di crimini, il fatto che i condannati possano mettersi in contatto con le loro vittime rappresenta di per sé una forma di tortura. Javed Khan, dell'organizzazione Victim Support, ha sottolineato: «Il fatto che i criminali possano usare Facebook dalla prigione trasforma la loro pena in una presa in giro. È una questione di "oltre il danno anche la beffa", quando lo usano per minacciare vittime e testimoni».
 
TORTURA - Un'altra associazione, Families Fighting for Justice, le Famiglie che combattono per la giustizia, si è espressa attraverso la portavoce Jean Taylor: «Queste persone non dovrebbero avere accesso ai cellulari mentre sono in prigione. Si svagano torturando le proprie vittime, e i social networkdovrebbero rivedere le loro politiche a riguardo».
 
IMPERO CRIMINALE - Due anni fa uno dei criminali più pericolosi d'Inghilterra, condannato a 35 anni per omicidio, è stato sorpreso a minacciare i rivali della sua banda attraverso Facebook nonostante si trovasse in un carcere di massima sicurezza. Aveva ben 565 "amici", ai quali mandava messaggi del tipo: «Un giorno tornerò a casa e non vedo l'ora di guardare certe persone negli occhi e vedere la paura perché io sono lì». L'uomo è riuscito ad avere accesso al profilo per oltre due mesi prima che Facebook intervenisse rimuovendolo. Si teme che altri possano seguire la stessa strada, o addirittura riescano a gestire i propri malaffari direttamente via internet.