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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 05/02/2012  -  stampato il 09/12/2016


Parolisi rinchiuso nella sezione protetti del carcere di Teramo

 Salvatore Parolisi cambia cella. A sei mesi dal trasferimento nel carcere teramano di Castrogno (dopo un mese trascorso in quello ascolano) il caporal maggiore passa dalla sezione osservazione a quella protetti. Due giorni fa il militare - che il 27 febbraio comparirà a processo come unico imputato per l'omicidio della moglie Melania Rea - è stato trasferito in una cella del primo piano della cosiddetta sezione protetta, una sezione riservata ad ex appartenenti delle forze dell'ordine e militari e detenuti per reati sessuali. Il caporal maggiore divide la cella con un albanese ed è guardato a vista 24 ore su 24. Molto probabilmente è qui che resterà fino alla conclusione del processo. 

Intanto si avvicina la scadenza per la presentazione di un eventuale rito abbreviato. Martedì, infatti, scadranno i 15 giorni che la difesa di Parolisi ha per chiedere un eventuale rito abbreviato ad un altro giudice. Un rito che, in caso di condanna, consente di avere la riduzione di un terzo della pena. Nei giorni scorsi gli avvocati Valter Biscotti, Nicodemo Gentile e Federica Benguardato hanno ventilato l'ipotesi di un abbreviato condizionato a due perizie: una sull'ora della morte e una sui telefoni cellulari, in particolare quello della vittima. 

Obiettivo della difesa è quello di scardinare due capisaldi della procura che proprio nell'ora della morte (per il medico legaleAdriano Tagliabracci è tra le 14.30 e le 15 del 18 aprile) e nel cellulare di Melania (per i Ros e i consu

lenti della procura il 18 aprile ha agganciato sempre e solo la cella di Ripe e non quella di Colle San Marco) hanno individuato due degli indizi chiave contro Parolisi. Ma, dopo la scoperta di alcuni contatti con dei transessuali sul pc di Parolisi, la difesa della famiglia Rea torna all'attacco, delineando nuovi moventi. 

Secondo l'avvocato Mauro Gionni «se Melania avesse scoperto quei contatti sul pc del marito, proprio questo potrebbe esserle stato fatale. Forse ha minacciato il marito di riferirlo all'esercito, con la conseguenza che Parolisi avrebbe perso il posto di lavoro». Ai pm teramani Davide Rosati e Greta Aloisi le nuove rivelazioni servono per puntellare ulteriormente l'impianto accusatorio che sostiene il movente passionale, laddove le indagini rivelano un matrimonio ormai in frantumi e un imputato che dopo la scomparsa della moglie ha dei comportamenti quantomeno inquietanti visto che il giorno 20, mentre tutti cercavano Melania, va in caserma e chatta con siti tans. Ma per la difesa di Parolisi «questo è processualmente irrilevante».

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