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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 01/06/2010  -  stampato il 19/01/2017


Brescia: festa del Corpo "La Polizia Penitenziaria in affanno"

Troppi detenuti, pochi agenti di Polizia Penitenziaria. A sommi capi è l'equazione che rispecchia la carenza d'organico con cui Canton Mombello deve fare i conti ogni giorno: a fronte di 520 detenuti (298 la capienza massima tollerabile) il reparto è composto da 258 unità, ben 106 in meno rispetto alle 364 previste. «Ed è proprio in questo momento di difficoltà che è solo grazie al loro spirito di sacrificio chè è stata comunque garantita l'esecuzione dei provvedimenti restrittivi emessi a carico di 3.066 detenuti che nel 2009 hanno fatto ingresso nella casa circondariale»: è la parola del comandante della Polizia Penitenziaria di Canton Mombello, Pietro Pili, che così ha ringraziato i suoi uomini in occasione della 193esima festa annuale del Corpo, celebrata nella sala Piamarta di via San Faustino. Un anniversario che quest'anno coincide con i vent'anni dalla riforma che, con la legge 395/90, ha segnato la nascita del Corpo di polizia Penitenziaria e lo scioglimento del Corpo degli agenti di custodia e delle vigilatrici penitenziarie. Un passaggio che ha determinato anche una progressiva espansione delle mansioni: dall'assicurare l'esecuzione dei provvedimenti restrittivi al mantenimento dell'ordine all'interno, fino al servizio di traduzioni e scorta nelle aule di giustizia.

NEL DETTAGLIO, a Canton Mombello, «sono stati sorvegliati 53 detenuti ricoverati in strutture sanitarie esterne, garantiti 8.658 colloqui ed eseguite 2.340 traduzioni in aula - spiega Pili -. E ancora, 63 attività di polizia giudiziaria, 30 sequestri di sostanze stupefacenti o banconote false, 787 perquisizioni ordinarie». Numeri che identificano un istituto che la direttrice, Maria Gabriella Lusi, definisce «antico e forte, in cui però sovraffollamento e carenza di spazi incidono sul lavoro dei poliziotti giudiziari, amplificando la difficoltà di gestire il 70 per cento di detenuti stranieri divisi in 40 etnie: un lavoro oscuro che merita il riconoscimento pubblico, perchè Canton Mombello vuole dialogare con la città».

Diversa la storia di Verziano, struttura che anche la Regione Lombardia ha definito «un carcere in cui viene applicata la detenzione con umanità». Ne è certo il comandante di Polizia Penitenziaria Ilaria Lomartire, a capo di 77 agenti. «Verziano ospita 130 detenuti di oltre 13 nazionalità, non conosce la piaga del sovraffollamento e si caratterizza per l'ampia offerta trattamentale, nella convinzione che la sicurezza si persegue soprattutto rimuovendo le cause che hanno indotto a delinquere, passando per l'istruzione, l'educazione alla legalità e l'apprendimento di un mestiere. Verziano è un modello di tolleranza e integrazione - ha concluso - dove possiamo dedicare l'attenzione necessaria ad ogni detenuto per puntare alla rieducazione sociale».

Ai suoi collaboratori va il ringraziamento della direttrice, Francesca Paola Lucrezi, per «la grande professionalità che, nel gestire situazioni di dolore, ha impedito a volte si verificasse il peggio». Davanti al sindaco, Adriano Paroli, ai rappresentanti istituzionali e delle forze dell'ordine, il Corpo ha festeggiato quasi due secoli di vita.

IMPOSSIBILITATO a partecipare alla festa, il garante dei diritti dei carcerati, Mario Fappani, in una nota ha espresso «il più vivo apprezzamento per lo sforzo che gli agenti stanno compiendo nell'esercizio della loro funzione per assicurare condizioni di vivibilità negli istituti, a fronte di una cronica carenza d'organico». Problemi che anche la Fp-Cgil, ha evidenziato, precisando come «non ci sia nulla da festeggiare viste le gravi difficoltà che attraversano i poliziotti penitenziari e le troppe disattenzioni di chi amministra oggi la giustizia in Italia».

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