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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 12/02/2012  -  stampato il 07/12/2016


Decesso a Regina Coeli, Sappe: che senso ha mantenere i tossicodipendenti in carcere?

"La morte di un detenuto tossicodipendente nel carcere romano di Regina Coeli, struttura sovraffollata da oltre 1.200 detenuti rispetto ai circa 700 posti letto e con un Reparto di Polizia Penitenziaria carente di piu' di 70 unita, deve fare riflettere sulla validita' di mantenere i tossicodipendenti in carcere".

A dirlo e' Donato Capece, segretario generale del sindacato autonomo di Polizia penitenziaria SAPPE. "Oggi - ragiona - un detenuto su tre e' tossicodipendente. E i detenuti affetti da tossicodipendenza o malattie mentali, come ogni altro malato limitato nella propria liberta' , scontano una doppia pena: quella imposta dalle sbarre del carcere e quella di dover affrontare la dipendenza dalle droghe o il disagio psichico in una condizione di disagio, spesso senza cure adeguate e senza il sostegno della famiglia o di una persona amica. Forse e' il caso di ripensare il carcere proprio prevedendo un circuito penitenziario differenziato per queste tipologie di detenuti".

Il SAPPE sottolinea ancora come nonostante l'Italia sia un Paese il cui ordinamento e' caratterizzato da una legislazione all'avanguardia per quanto riguarda la possibilita' che i tossicodipendenti possano scontare la pena all'esterno del carcere, oggi quelli detenuti con problemi di tossicodipendenza sono circa il 35 per cento dei presenti''. "Noi riteniamo sia preferibile che i detenuti tossicodipendenti, spesso condannati per spaccio di lieve entita', scontino la pena fuori dal carcere, nelle comunita' di recupero, per porre in essere ogni sforzo concreto necessario ad aiutarli ad uscire definitivamente dal tragico tunnel della droga e, quindi, a non tornare a delinquere. I detenuti tossicodipendenti sono persone che essendo malate hanno bisogno di cure piuttosto che di reclusione", conclude Capece. 
 
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