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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 15/02/2012  -  stampato il 09/12/2016


Mancano gli agenti penitenziari: niente cure sanitarie per i detenuti

Mesi di attesa per un esame diagnostico che, poi, salta per mancanza degli agenti necessari a scortare il detenuto malato dal carcere all'ospedale. Sono ormai decine, in tutto il Lazio, "i casi di visite ed esami specialistici prenotati da reclusi con patologie di varia gravità e rinviati per la mancanza di quelle che, in gergo tecnico, vengono chiamate 'traduzioni'". Una situazione di emergenza che ha spinto il Garante dei detenuti del Lazio, Angiolo Marroni, a scrivere una lettera di denuncia al Provveditore regione dell'Amministrazione penitenziaria del Lazio, Maria Claudia Di Paolo, al presidente del Tribunale di sorveglianza di Roma, Giovanni Tamburino, e all'Osservatorio regionale sulla sanità penitenziaria.

Rinvii di visite e di esami - a volte anche cruciali per la definizione del quadro clinico dei pazienti detenuti - sono ormai all'ordine del giorno in quasi tutte le strutture carcerarie della Regione: da Rebibbia femminile a Regina Coeli, da Latina a Cassino. "Il problema delle mancate traduzioni - scrive Marroni - è ben conosciuto e da me già segnalato alle Istituzioni. Pur essendo consapevole della cronica insufficienza degli organici della polizia penitenziaria, anche in rapporto all'attuale situazione di sovraffollamento, non mi è possibile non osservare che il fondamentale diritto alla salute di tutti i cittadini, compresi quelli detenuti, rischia di non essere garantito in mancanza degli indispensabili percorsi terapeutici e diagnostici esterni agli Istituti penitenziari".

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