www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 27/02/2012  -  stampato il 06/12/2016


Continuava a gestire gli affari dal carcere di Viterbo con l'aiuto di un poliziotto

Avrebbe continuato a gestire gli affari del proprio clan dal carcere Mammagialla.
 
E’ l’accusa che pende su Antonino Caridi, 52enne, boss della ‘Ndrangheta, già detenuto a Viterbo e destinatario di una nuova ordinanza di custodia cautelare.
 
Secondo gli inquirenti, Caridi, benché da tempo in cella nel carcere viterbese, non avrebbe mai smesso di impartire direttive ai membri del sodalizio Borghetto-Caridi-Zindato, operante nella cosca Libri.
L’arresto è stato eseguito dalla squadra mobile di Reggio Calabria, nell’ambito dell’operazione San Giorgio Bis.
 
In manette sono finiti anche il 69enne Giuseppe Caridi, detto Pepè, e il poliziotto Bruno Doldo.
 
Il primo accusato di aver proseguito, come Antonino Caridi, nella gestione degli affari del clan, nonostante anziano e malato.
 

Il secondo, agente del servizio Scorte della polizia di Stato, avrebbe invece passato agli affiliati della cosca Caridi notizie riservate sulle indagini. 

www.tusciaweb.eu