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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 28/02/2012  -  stampato il 05/12/2016


Mannino avrebbe fatto pressioni sul DAP per togliere 41-bis: lo rivela agente della scorta di Di Maggio

Sceglie di non rispondere ai pm Calogero Mannino, indagato a Palermo per attentato a corpo politico dello Stato assieme al gotha di Cosa Nostra e a Marcello Dell'Utri. Tace di fronte ai magistrati ma è loquace con i giornalisti cui affida la propria indignata difesa.
 
Secondo quanto è trapelato Mannino sarebbe accusato di aver fatto pressione sul Dap (Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria) affinché fosse alleviato il 41 bis ad alcuni boss mafiosi. Il principale testimone sarebbe un agente di scorta dell'ex vicedirettore del dipartimento penitenziario Francesco Di Maggio che avrebbe assistito ad una conversazione telefonica tra il funzionario e il politico proprio su questo tema.
 
Il movente che avrebbe spinto Mannino sarebbe stata la paura. Consapevole di essere il prossimo dopo Lima nella lista nera di Cosa Nostra si sarebbe adoperato presso il generale Subranni e Bruno Contrada per avviare un piano per salvarsi la vita. Di qui la famosa trattativa.

Lo stesso Nicola Mancino tra le tante amnesie dietro le quali nasconde chissà quale verità ha testimoniato l'altro giorno al "processo Mori" di aver parlato con Mannino in quei giorni e che questi gli avrebbe confidato di temere per la propria incolumità dopo l' assassinio di Lima. Nega anche questo l'ex ministro, "forse Mancino si ricorda male”, ha proseguito nella sua arringa difensiva. Per il momento quindi tante contraddizioni e nessuna chiarezza dai testimoni di quel tempo, la ricerca della verità deve passare ancora una volta dall'unica porta di un'aula di giustizia.