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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 06/03/2012  -  stampato il 03/12/2016


Suicidi in carcere: ragazzo impiccato a San Vittore inchiesta su istigazione al suicidio

Istigazione al suicidio. Questal’ipotesi di reato formulata dal pubblico ministero Giovanni Polizzi per far luce sulla morte di Alessandro Gallelli, il 21enne che il 18 febbraio si è impiccato nella sua cella nel carcere di San Vittore, usando una felpa come cappio. Il passaggio del fascicolo dal modello senza ipotesi di reato al modello con ipotesi di reato, comunque sempre a carico di ignoti, è al momento un atto del tutto tecnico.
 
Solo in questo modo il pm ha potuto disporre l’audizione degli agenti della Polizia Penitenziaria addetti alla sorveglianza del ragazzo, che quando si è ucciso era in isolamento nel reparto di psichiatria; acquisire le relazioni dei medici che lo hanno seguito; disporre gli esami tossicologici in sede di autopsia, che in genere nei casi di suicidio comunque non vengono eseguiti; e sentire i genitori e il fratello di Gallelli.
 
I genitori e il fratello del 21enne, che ancora non hanno deciso se depositare un esposto in procura, non si spiegano l’accaduto e in particolare si chiedono come una persona che decida di uccidersi, lo faccia tramite impiccagione. Hanno dichiarato a Polizzi di non capire come mai il figlio - accusato dal pm Daniela Cento per violenza sessuale, stalking, atti osceni in luogo pubblico e altri reati - fosse in regime di custodia cautelare in carcere.
 
Va però ricordato che l’ordinanza d’arresto del gip Micaela Curami era stata confermata dai giudici del riesame e recentemente due istanze di concessione degli arresti domiciliari in comunità presentate al giudice per l’udienza preliminare Paola Di Lorenzo erano state rigettate la prima volta, perché la richiesta non era documentata; e la seconda, perché la comunità indicata non era disponibile ad accogliere il 21enne prima di aprile.
 
I suoi genitori, inoltre, si sono lamentati di non essere riusciti a sapere da San Vittore i dettagli dell’ultima giornata di vita del figlio. Da quanto trapela, non hanno detto che il 21enne si fosse lamentato di essere stato vessato dagli altri detenuti, ma hanno consegnato agli investigatori le sue ultime lettere. Non risulta, però, che Gallelli abbia mai denunciato alle autorità del carcere o ai medici che lo avevano in cura episodi del genere e prima del trasferimento nel reparto psichiatrico di San Vittore era comunque detenuto nel reparto protetti, che ospita i detenuti accusati dei reati cosiddetti infamanti e i transessuali.
 
Infine, gli agenti di polizia penitenziaria che lo sorvegliavano, hanno dichiarato di non aver notato nulla che potesse far pensare un gesto suicida. Su richiesta dei genitori di Gallelli, Polizzi ha dato il via libera alla sepoltura, dopo aver disposto i prelievi per gli esami tossicologici in modo da non lasciare inevasa un’altra delle domande dei parenti, e cioè se il giorno del suicidio il ragazzo abbia ingerito sostanze che in qualche modo possano averne condizionato la psiche.
 
Il medico legale deve ancora depositare la relazione sull’autopsia, ma da quanto anticipato dell’accertamento, sul corpo del 21enne non sono state riscontrate altre lesioni eccetto quelle provocate dal cappio.