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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 15/03/2012  -  stampato il 04/12/2016


Nicoḷ Amato ex Capo DAP: fui cacciato per permettere di trattare con la mafia

Nicolò Amato, direttore generale del Dap, il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, fino al 4 giugno del 1993, non solo esclude di aver partecipato alla trattativa tra Stato e mafia, ma - in un'intervista rilasciata al Corriere della Sera - accusa: "Io sono una vittima della trattativa tra lo Stato e la mafia. Sono l`agnello sacrificale fatto fuori per attuare una politica carceraria più morbida nei confronti della criminalità organizzata". E aggiunge: "Avessero accolto le mie proposte, anziché cacciarmi, la lotta alla criminalità non sarebbe arretrata e non ci sarebbe stato nemmeno l`oggetto dell`eventuale trattativa".

Amato smentisce di aver proposto all`allora ministro della Giustizia Conso di non rinnovare il "carcere duro" per i mafiosi, con un appunto del 6 marzo 1993: "Neanche per sogno. Io proponevo di sostituire l`articolo 41 bis dell`ordinamento penitenziario, quello sul carcere duro appunto, con una legge che rendesse obbligatorio il controllo audio e la registrazione dei colloqui dei detenuti, per impedire sul serio le comunicazioni dei mafiosi con l`esterno.

Era l`unica norma efficace, che poi fu introdotta nel 2002, 9 anni dopo la mia proposta. In più suggerivo le videoconferenze per evitare il 'turismo giudiziario' dei detenuti che dovevano partecipare ai processi in giro per l`Italia, con tutto ciò che ne conseguiva in termini di sicurezza. Anche questa norma è stata introdotta nel 2001. Si sono adeguati con un po` di ritardo ai miei consigli".

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