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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 18/03/2012  -  stampato il 08/12/2016


Carcere di Poggioreale: la camorra arruola con la spesa gratis per i detenuti

I pasti in carcere come strumento di affiliazione alla camorra. In quell’inferno in terra che si chiama Poggioreale può capitare anche questo: che ai detenuti indigenti - come a quelli dimenticati persino da amici e parenti- il «sistema» garantisce la sussistenza quotidiana. Con il cibo. La chiamano «fratellanza», ma la generosità non è l’ingrediente vero che muove a compassione boss e gregari dei clan. No. 

Il nostro giornale lo denunciò nel marzo del 2010: la pioggia di soldi fatta confluire dall’esterno sui libretti di risparmio di alcuni detenuti serviva anche a foraggiare l’arruolamento delle nuove leve di una camorra che ha un bisogno indispensabile di trovare nuova manodopera; e poco importa se si tratta anche di poveracci o di extracomunitari: tanto, il conto alla fine verrà presentato e la riconoscenza - si sa - diventa un collante prezioso in questi casi. Prima o poi le porte del carcere si apriranno, e a quei detenuti comuni sostenuti e aiutati nel momento di difficoltà qualcuno chiederà di sdebitarsi.

Accade nel carcere dei record negativi in assoluto,in quella bolgia drammatica che la legge immagina come luogo di rieducazione e che, spesso, si trasforma invece in palestra di criminalità. Succede a Poggioreale, dove ad oggi restano stipati circa 2800 carcerati (molti dei quali in attesa di giudizio) in celle nelle quali ormai i letti a castello hanno raggiunto sette livelli di altezza; dove le mura trasudano acqua e umidità, e in cui gli standard igienico-sanitari sono talmente bassi da avvicinarsi a quelli dei paesi del terzo mondo.

E su questo, e molto altro ancora, indaga la Procura di Napoli, grazie ad un esposto presentato oltre un anno fa dall’avvocato Riccardo Polidoro: una denuncia articolata presentata per conto dell’associazione «Il carcere possibile onlus», da sempre impegnato nella battaglia civile per migliorare le condizioni dei detenuti. Ma se le indagini proseguono lo si deve a una decisione del gip Pasqualina Laviano, che di fronte a una richiesta di archiviazione dell’indagine su Poggioreale formulata dalla stessa Procura, e vista l’opposizione dell’avvocato Polidoro, ha disposto invece che il pubblico ministero prosegua e approfondisca l’inchiesta. Nei giorni scorsi, all’interno della sede della Camera penaleguidata da Domenico Ciruzzi, Polidoro ha fatto sistemare uno striscione che - mutuando la celebre prima pagina del «Mattino» nei giorni del dopo terremoto in Irpinia - invocaval’appello: «Fate presto».

Ma torniamo all’argomento cibo. Sono in molti, i detenuti di Poggioreale, che al vitto della mensa preferiscono quello cucinato in cella. Un diritto previsto per regolamento. Presso lo spaccio interno si possono acquistare carne, pasta e olio. Chi può, provvede così al proprio sostentamento. Ma, come conferma al «Mattino» l’ex direttore di Poggioreale Cosimo Giordano (al quale è subentrata la neo-direttrice Teresa Abate), «il numero di detenuti indigenti si fa sempre più alto». Ecco dunque come la camorra riesce ad insinuarsi tra le pieghe di questa povertà resa ancor più drammatica dalla condizione carceraria. Tanto si sa: una mano lava l’altra... 
Fortunatamente da Poggioreale arriva anche qualche buona notizia. 

Come conferma lo stesso ex direttore Giordano, sono stati avviati i lavori per la ristrutturazione della sala colloqui e del campetto sportivo, mentre sono appena arrivati i fondi per rinnovare le cucine. Ancora troppo poco, si dirà: ma in questi che sono tempi di magra per i già ridotti bilanci della Giustizia è già qualcosa. E a Poggioreale guarda con attenzione il ministro Paola Severino, che - lo ha già espresso più volte - presto potrebbe venire a visitare la struttura penitenziaria più sovraffollata d’Europa. 

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