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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 18/03/2012  -  stampato il 11/12/2016


Camorra nel carcere di Poggioreale: cosė entravano in cella cellulari e droga

Tra gli arrestati dai carabinieri nel blitz contro il clan dei casalesi figura Angelo Ammaturo, agente della Polizia Penitenziaria che, quando era in servizio nel padiglione Genova del carcere di Poggioreale, secondo l’accusa, consegnò al boss liternese della fazione Bidognetti Massimo Iovine tre telefoni cellulari per i contatti personali e criminali. Si evince dall’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Raffaele Piccirillo su richiesta del pm Catello Maresca.

Per ciascun apparecchio, Ammaturo ricevette 500 euro tramite l’intermediario Francesco Vitale, distributore di caffè nell’area di Villa Literno per conto dello stesso Iovine. Vitale riceveva le disposizioni di pagamento attraverso «pizzini» che Iovine consegnava ai propri familiari durante i colloqui. È stato lo stesso Massimo Iovine, oggi collaboratore di giustizia, a spiegare dove nascondeva i telefonini: «Occultavo il telefonino nella plafoniera della luce del bagno della cella 110.

Con questo cellulare contattavo solitamente la mia fidanzata Wanda e qualche volta Vincenzo Catena (un altro affiliato, ndr)». Continua il collaboratore di giustizia: «Angelo inoltre mi portava del vino, del pesce e degli orologi, compreso quello che indosso oggi, oggetti ricevuti sempre in cambio di denaro. Ricordo che in una sola occasione, nell’inverno 2006/2007 , Angelo mi ha anche consegnato 250 grammi di hascisc che avevo chiesto sempre a Franco (Francesco Vitale, ndr) tramite dei bigliettini recapitati ai miei genitori. In verità io avevo chiesto una o due stecchette di hascisc. Ricordo che dividemmo il suddetto quantitativo di hascisc tra tutti i detenuti del padiglione.

L’altro agente penitenziario arrestato è Daniele Abis, nativo di Sassari, che secondo l’accusa, nel carcere di Carinola (Ce), fornì a Massimo Iovine e a Pasquale Annicelli hascisc, cocaina, profumi e orologi. »All’acquisto dello stupefacente – ha spiegato Iovine – provvedeva la sorella di Annicelli che lui chiamava Nanà e poi questa contattava telefonicamente il sardo e glielo consegnava di persona. Il sardo, una volta in possesso della droga, la consegnava ad Annicelli.

Per ogni consegna la guardia riceveva due-trecento euro«. Nello stesso modo, nel carcere di Carinola venivano introdotti profumi, cinture e orologi, ma anche un rasoio elettrico e CD pirata.

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