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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 21/03/2012  -  stampato il 08/12/2016


Il sindacato della Polizia Penitenziaria SAPPE non parteciperÓ alla "riunione da salotto" con il Capo DAP Giovanni Tamburino

Il SAPPE non parteciperà all’incontro che il Capo dell’Amministrazione Penitenziaria Giovanni Tamburino ha annunciato per domani, 22 marzo 2012.

A spiegarne le ragioni in una nota è il Segretario Generale Donato Capece: “Non sappiamo di cosa intende parlarci, visto che non ha avuto la cortesia di farci sapere l’oggetto dell’oceanico incontro al quale ha invitato i sindacati della Polizia Penitenziaria, quelli degli impiegati, degli assistenti sociali, degli educatori, dei direttori e dei dirigenti! Ma il sospetto è che si tratti dell’ennesima riunione “salotto” in cui si parla, si parla, si parla ma poi non si conclude nulla di concreto.

E a questo il primo Sindacato della Polizia Penitenziaria non ci sta. Per rispetto di chi in carcere lavora nella prima linea delle sezioni. Le carceri scoppiano, nelle carceri si muore e i poliziotti sono sempre più stressanti e stanchi di questo stato di cose e di questa inerzia. Servono interventi concreti che questo Capo Dipartimento non ha ancora preso. E allora le chiacchiere servono a zero.” Capece contesta anche l’organizzazione della Festa del Corpo di Polizia Penitenziaria, che si terrà a Roma il prossimo 18 maggio alla presenza del Capo dello Stato: “Anziché farla in una piazza, all’aperto, tra la gente, ci si chiude ancora una volta in un’aula di una Scuola di Polizia. E non è evidentemente un caso che nel gruppo di lavoro istituito per organizzare la cerimonia che celebra il quarto Corpo di Polizia dello Stato, composto da educatori e direttori che non indossano la nostra orgogliosa divisa, ci sia un solo poliziotto, peraltro inserito dopo le nostre proteste.

A qualcuno del DAP probabilmente i compiti di Polizia spaventano…”. “Il SAPPE” conclude Capece “terrà un sit-in di protesta a Roma il 3 aprile per denunciare i gravi problemi con i quali quotidianamente si confronta la Polizia penitenziaria e che alimentano tensione – come i costanti e continui eventi critici -, gli straordinari, gli avanzamenti di carriera, gli assegni di funzione e le missioni non pagate e, da ultimo, l’assurda riforma che farà andare in pensione i poliziotti a 70 anni.

Tutto questo nell’indifferenza dell’Amministrazione Penitenziaria e delle Istituzioni. Grideremo in piazza la nostra rabbia. E se nulla cambierà, non è escluso che manifesteremo anche il giorno della Festa del Corpo a Roma per chiedere attenzione all’unica persona che si è dimostrata attenta e sensibile ai nostri problemi, il Capo dello Stato”.