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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 29/03/2012  -  stampato il 08/12/2016


Incendio nello spaccio del carcere di Gorgona: si sospetta doloso per coprire ammanchi dalla cassa

Un incendio nello spaccio della Polizia Penitenziaria della Gorgona che ha subito suscitato dei sospetti. E un ammanco nelle casse che ammonterebbe a decine di migliaia di euro. Ad andare in fumo, all’inizio del mese, - a quanto pare - sono stati documenti e oggetti legati alla cassa dello spaccio. E il dubbio che il rogo non sia stato poi così accidentale s’è subito insinuato nella mente degli agenti della Polizia Penitenziaria, che lavorano sull’isola-carcere e che gestiscono un po’ tutte le attività della Gorgona. Tanto che il giorno dopo l’esplosione dell’incendio, i tecnici dei vigili del fuoco, giunti da Livorno e chiamati dalla stessa Polizia Penitenziaria, hanno effettuato una perizia tecnica per capire cosa fosse successo.
 
Tutto fa pensare che si tratti di un rogo non casuale. Il buco economico ammonterebbe a decine di migliaia di euro e sarebbe stato accumulato nel corso di mesi.
 
Un giallo su cui ora sta indagando la Procura. L’ipotesi degli investigatori è che l’incendio sia di origine dolosa, forse appiccato apposta per coprire l’ammanco economico nelle casse dello spaccio. Il fatto si sarebbe verificato all’interno della stessa Polizia Penitenziaria, che gestisce il negozio, l’unico dell’isola. Una vicenda complessa, su cui vige il massimo riserbo da parte degli inquirenti e dalla stessa struttura carceraria.
 
Il primo allarme alla Gorgona è scattato lo scorso 4 marzo, quando si è verificato l’incendio. Le fiamme sono state sedate dal personale della polizia. Ma qualcosa non tornava. E già il giorno dopo sull’isola sono sbarcati gli esperti dei vigili del fuoco che hanno effettuato un’accurata perizia. I tecnici dei pompieri hanno fatto fotografie e rilievi tecnici, compilando poi una relazione che è stata affidata direttamente alla penitenziaria, che a sua volta ha provveduto ad informare la Procura. L’indagine, tuttora in corso, è condotta da una squadra di polizia giudiziaria di agenti penitenziari, che dipendono dal Prap, Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria, che ha sede a Firenze. A coordinare l’inchiesta c’è il pubblico ministero Luca Masini della Procura di Livorno. Sul registro degli indagati ci sarebbero già dei nomi e sotto accusa sarebbero per ora almeno un paio di agenti penitenziari. Ma sono in corso indagini e solo il lavoro della magistratura potrà confermare o smentire le ipotesi di accusa.