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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 04/06/2010  -  stampato il 06/12/2016


Sardegna, quasi pronto il nuovo carcere di Uta, Nel 2012 Buoncammino chiuderÓ

Prima la consegna, poi i collaudi. Il nuovo carcere in funzione tra il 2011 e il 2012, ma per chiudere Buoncammino ci vorranno altri sei mesi

«Tra un anno esatto il carcere di Uta sarà consegnato al ministero della Giustizia». Non ha dubbi Gianfranco Pala, direttore di Buoncammino: entro giugno 2011 i lavori per la realizzazione del nuovo istituto di pena saranno ultimati. Ma il trasferimento a Santa Lucia di armi e bagagli di agenti e detenuti della struttura cagliaritana non sarà contemporaneo alla consegna dell'opera. «Prima ci saranno da effettuare i collaudi sulla sicurezza», spiega il direttore Pala. Tradotto? «Se si mettono d'impegno e tutto fila liscio in altri sei mesi tutto sarà a posto. Facendo due conti il nuovo carcere potrà entrare in funzione tra la fine del prossimo anno e il 2012».

I LAVORI Il nuovo istituto di pena che sostituirà Buoncammino, ormai non più in grado si sopportare il gran numero di detenuti e le loro esigenze, sta sorgendo in località Santa Lucia, a pochi passi dalla comunità di padre Morittu. La consegna dei lavori, iniziati a novembre del 2006, era stata preceduta da contrasti e ricorsi amministrativi dei proprietari delle aree espropriate. Nel progetto iniziale erano previsti 550 posti per detenuti (400 comuni, 100 ad alta sicurezza, 30 riservati alle donne e 30 ai reclusi in semilibertà). Ad aggiudicarsi la gara, inizialmente fissata su 72 milioni di euro, è stata la società Opere pubbliche. I lavori sono stati divisi in due fasi per un costo complessivo di 85 milioni di euro. Il primo gruppo da 42 milioni di euro è stato completato. Nella seconda fase da 43 milioni di euro sono realizzati aumenti di volumetrie. Il Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) ha fissato i tempi dei lavori, che dovranno essere conclusi entro marzo 2011, ma che slitteranno di alcuni mesi. Nel nuovo istituto di pena, naturalmente, verranno realizzati anche gli edifici destinati agli agenti di Polizia penitenziaria e al personale amministrativo. Il progetto prevede la costruzione di sei palazzine dove saranno alloggiati circa 80 poliziotti.

L'ANALISI Nell'ufficio di Pala, al primo piano dell'anello esterno del carcere di Buoncammino, su una parete è appeso il progetto del nuovo carcere di Uta. La struttura è moderna, dotata dei marchingegni tecnologici per la sicurezza e per rendere meno pesanti le condizioni dei detenuti. Ma non basta, il trasferimento nella nuova struttura è atteso con preoccupazione da chi tra le celle ci lavora. Il problema numero uno, dicono i sindacati di categoria, è rappresentato dallo scarso numero di agenti: nessuno, per motivi di riservatezza, vuole parlare di numeri, ma è indubbio che non basta trasferire quelli di Buoncammino per garantire livelli di sicurezza adeguati. Servono arruolamenti, ma di concorsi neanche se ne parla. C'è poi l'aspetto di chi in carcere ci va per trovare un parente: sarà necessario realizzare infrastrutture e studiare i sistemi di trasporto.

LA RADIOGRAFIA «Tutto sommato la situazione qui non è così disastrosa». Il direttore Pala fa la radiografia della struttura realizzata tra il 1887 e il 1897 dagli ingegneri Bulgarini e Ceccarelli. «Oggi nelle celle abbiamo 514 detenuti, tra loro 24 donne e un bimbo di 20 mesi, figlio di una ragazza sotto processo per reati di droga». Quanti reclusi può ospitare l'istituto di pena? «La capienza regolamentare è di 380, la tollerata 479. In sostanza abbiamo 35 persone in più. Niente se confrontato con Napoli e altre realtà italiane». Il vero problema di Buoncammino sono i malati di mente: oltre un quinto della popolazione carceraria. Per loro, rifiutati anche dalle famiglie, dopo la scarcerazione non c'è futuro, mancano le strutture.

Varrebbe la pena pensarci: ogni detenuto costa 150 euro al giorno

ANDREA ARTIZZU

Fonte: unionesarda.ilsole24ore.com