www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 02/05/2012  -  stampato il 03/12/2016


Detenuti stranieri: Sappe, bene Severino su possibilitÓ espulsione marocchini

"Non posso che esprime apprezzamento per quanto detto oggi dal ministro della Giustizia Severino che incontrando il ministro dei marocchini residenti all'estero Abdellatif Maazouz ha auspicato che quanto prima vengano stipulati nuovi accordi per l'estradizione e per l'esecuzione della pena nel Paese di origine dei marocchini condannati in Italia". Lo dichiara Donato Capece, segretario generale del Sindacato autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE. "Ascoltare il Guardasigilli - continua - che pone tra i suoi obiettivi anche quello di ottenere il trasferimento dei detenuti stranieri nei loro Paesi d'origine e' un fatto indubbiamente positivo.
 
Espellere tutti i detenuti stranieri e favorire al contempo la circolarita' di quelli comunitari ristretti in Italia, facendo scontare loro la pena nelle carceri dei Paesi di provenienza, attraverso accordi bilaterali e' una storica richiesta della segreteria generale del Sindacato autonomo Polizia Penitenziaria, da ultimo indirizzata qualche mese fa anche al presidente della Commissione europea Barroso. Si deve incrementare il grado di attuazione della norma che prevede l'applicazione della misura alternativa dell'espulsione per i detenuti stranieri i quali debbano scontare una pena, anche residua, inferiore ai due anni; potere che la legge affida alla magistratura di sorveglianza".
 
"E si deve superare - sottolinea Capece - il paradosso ipergarantista che oggi prevede il consenso dell'interessato a scontare la pena nelle carceri del Paese di provenienza. Oggi abbiamo in Italia 66mila 700 detenuti: ben 24.123 (il 36,17 per cento del totale) sono stranieri, con una palese accentuazione delle criticita' con cui quotidianamente devono confrontarsi le donne e gli uomini della Polizia penitenziaria. Si pensi, ad esempio, agli atti di autolesionismo in carcere, che hanno spesso la forma di gesti plateali, distinguibili dai tentativi di suicidio in quanto le modalita' di esecuzione permettono ragionevolmente di escludere la reale determinazione di porre fine alla propria vita.
 
Le motivazioni messe in evidenza sono varie: esasperazione, disagio (che si acuisce in condizioni di sovraffollamento), impatto con la natura dura e spesso violenta del carcere, insofferenza per le lentezze burocratiche, convinzione che i propri diritti non siano rispettati, voglia di uscire anche per pochi giorni, anche solo per ricevere delle cure mediche. Ecco queste situazioni di disagio si accentuano per gli immigrati, che per diversi problemi legati alla lingua e all'adattamento pongono in essere gesti dimostrativi".
 
Il SAPPE chiede allora al ministro della Giustizia Paola Severino di "recuperare il tempo perso su questa significativa criticita' penitenziaria avviando le trattative con gli altri Paesi esteri dai quali, oltre al Marocco, provengono maggiormente i detenuti stranieri in Italia, e cioe' Romania, Tunisia, Algeria, Albania e Nigeria. Una soluzione che suggeriamo da tempo per deflazione le carceri italiane e' quella di espellere i detenuti stranieri e favorire al contempo la circolarita' di quelli comunitari ristretti in Italia, facendo scontare loro la pena nelle carceri dei Paesi di provenienza, rivedendo quindi anche certe norme eccessivamente garantiste, che prevedono il consenso all'espulsione del detenuto stesso".
 
Per il Sindacato autonomo Polizia Penitenziaria "e' dunque fondamentale trovare accordi affinche' gli stranieri scontino la pena nei Paesi d'origine. Questo, oltre a mettere un freno ad una grave emergenza, potrebbe rivelarsi un buon affare anche per le casse dello Stato, con risparmi di centinaia di milioni di euro, nonche' per la sicurezza dei cittadini. Un detenuto - ricorda Capece - costa infatti in media oltre 200 euro al giorno allo Stato italiano".