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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 17/05/2012  -  stampato il 04/12/2016


Resta nel carcere di Parma il boss Enrico Nicoletti della banda della Magliana

Il Tribunale di sorveglianza ha detto no alla richiesta di arresti domiciliari presentata dagli avvocati del boss. Speravano che i giudici accogliessero la loro tesi, pensavano che gli argomenti da loro sostenuti avessero persuaso.

Il ragionamento sostenuto dai difensori puntava su due aspetti: le condizioni di salute di Nicoletti: 75 anni, depresso, sulla sedia a rotelle. E il costo che egli rappresenta per l'Amministrazione penitenziaria, chiamata a occuparsi di un detenuto in condizioni critiche, sottoposto a cure presso il Centro clinico del carcere di Parma. Il Tribunale però ha respinto. Per ora l'ex cassiere della Magliana deve rimanere in carcere. Le sue condizioni fisiche non sarebbero così preoccupanti da renderlo incompatibile con la detenzioneb.

La prospettiva di essere rinchiuso tra le quattro mura di un istituto penitenziario era stato l'incubo di Nicoletti sin dalla sera del suo arresto per sei anni e sei mesi di cumulo pene. Condanne legati a casi di rapina, usura ed estorsione relativi a procedimenti che vanno dal 1999 al 2003. Il 27 febbraio scorso, ai carabinieri della stazione di Tor Vergata che erano andati a prenderlo nella sua casa nel consorzio di Torre Gaia, lo aveva detto subito e chiaramente: «Io non vado a morire in carcere». Il difensore, l'avvocato Massimo Biffa, aveva tentato di ottenere che il suo assistito scontasse la pena presso il domicilio. I militari del luogotenente Enrico Mastronardi non avevano esitato. Lo avevano portato al pronto soccorso del policlinico Tor Vergata dove era stato visitato dai medici. Dopo circa sette ore, alla fine i sanitari non avevano avuto dubbi: le condizioni fisiche di Enrico Nicoletti erano compatibili con il regime carcerario. L'avvocato Biffa aveva polemizzato: «Non posso certo gridare allo scandalo ma nei casi in cui ci si trova in presenza di un "giudicato parziale" la prassi suggerisce l'attesa della sentenza anche sulle questioni oggetto di rinvio da parte della Cassazione prima dell'emissione dell'ordine di esecuzione. Ma evidentemente per Nicoletti non è così».

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