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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 20/05/2012  -  stampato il 05/12/2016


Ministro Severino in visita alle carceri della Sardegna: a settembre apre Bancali

  «I problemi non mancano ma la buona volontà è tanta, devo dire». Definisce così la vita all'interno del carcere di San Sebastiano il ministro Paola Severino, in visita sabato sera alla struttura penitenziaria ottocentesca di via Roma, tappa di un più vasto tour nell'Isola.

«Ho trovato tanta pulizia, per esempio, che è sempre dimostrativa di una grande attenzione nel mantenere condizioni di vita in carcere con una dignità necessaria. Qui ci sono pochi mezzi, è vero. Il carcere è vecchio, però ho visto molta umanità. Mi ha colpito l'iniziativa che stanno portando avanti alcuni detenuti in semilibertà, che stanno catalogando l'archivio a partire dal 1870», ha detto il ministro ai giornalisti, poco prima della presentazione del libro da parte del direttore del penitenziario, Francesco D'Anselmo, e della presidente dell'associazione Festina Lente, Cecilia Sechi, che è anche garante delle persone private della libertà del Comune di Sassari. Ad accogliere il ministro anche il capo del Dap (Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria) Giovanni Tamburino, il provveditore per la Sardegna del Dap Gianfranco De Gesu, il rettore dell'Università Attilio Mastino e il sindaco Gianfranco Ganau.

«Qui c'è sovraffollamento, è vero. Ho visto però che ci sono celle con un solo detenuto, altre con due. Io comunque sono venuta qui per dare un segnale forte di accelerazione di apertura del nuovo carcere», ha proseguito il ministro Severino. Quando ci sarà allora il trasferimento nel penitenziario di Bancali? «Ero lì e ho visto una struttura pressoché completa. Questo da una parte mi fa aprire il cuore alla speranza che il trasferimento possa avvenire in tempi brevi, dall'altra mi sta facendo verificare le cause per le quali ancora non è ancora aperto. Sono stata molto rassicurata su questo. Gli interni sono pronti, ho notato che cominciano ad arrivare gli arredi. Rimangono da completare gli esterni e fare gli allacciamenti. Ho molto insistito perché dopo l'estate il carcere possa aprire», ha aggiunto.

«Escludo che possano arrivare 1000 o addirittura 2000 detenuti dalla Penisola nella nuova struttura carceraria. Sono cifre che non hanno davvero riscontro. Anche perché – ha spiegato Paola Severino, rispondendo a una domanda sul pericolo che in Sardegna possano davvero arrivare i condannati numericamente in eccesso dal resto d'Italia – i penitenziari che si stanno realizzando (oltre a Sassari c'è anche quello di Uta, ndr) serviranno prima di tutto per gli attuali detenuti delle vecchie carceri. Dopodiché se ci sarà spazio vedremo. Sarebbe però assurdo chiudere un carcere e aprirne un altro riempiendolo in maniera straripante. D'altronde come avrete sentito i numeri cominciano a calare. Circa 3mila detenuti in meno nel primo trimestre di quest'anno dopo l'applicazione legge "salva carceri"». E sta per venire aperto il carcere di Rieti, per esempio. «Siamo già arrivati a 1100 posti in più negli ultimi mesi», ha precisato, su sollecitazione del ministro, Giovanni Tamburino, capo del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria. «Questi numeri confermano quindi che non ci sarebbero neanche le migliaia di detenuti da trasferire in Sardegna», ha detto ancora Paola Severino. E i condannati in regime di 41bis? «Una piccola parte del nuovo carcere ha sicuramente rinforzi di sicurezza. Ma è una piccola parte, ripeto».

«Sull'Asinara ho detto che intendo soprattutto rispettare la volontà di chi vive qua. Però mi piacerebbe andare lì a fare un sopralluogo. Anche perché Falcone e Borsellino sono stati all'Asinara, lì riparati quando dovevano studiare e preparare il maxi processo contro la mafia. Mi dicono che c'è una bella struttura che ricorda il loro soggiorno». Però il presidente della Regione Ugo Cappellacci ha detto no alla sua proposta di un recupero ambientale utilizzando detenuti selezionati. «L'ha respinta con molta signorilità. E ne prendo atto. Si può fare tutto solo col consenso degli amministratori locali e delle popolazioni interessate». Eppure in Sardegna l'idea stessa di riportare in vita un carcere non attira molti consensi. «Forse c'è ancora il ricordo delle vecchie colonie penali. Ma un carcere ben gestito può essere considerato una risorsa. Anche perché ci sono delle persone che lì lavora.