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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 23/05/2012  -  stampato il 04/12/2016


Braccialetti elettronici e processi in videoconferenza le ricette del Sappe per migliorare le carceri

Braccialetto elettronico, video conferenza, più lavoro in carcere e più tecnologia negli istituti penitenziari. Sono queste le soluzioni peri il Sappe il sindacato della Polizia Penitenziaria.
 
«La sicurezza non è riempire le carceri ma è impegnare i detenuti in lavori socialmente utili cosicché quando usciranno non saranno più incazzati di quando sono entrati ma pronti a reinserirsi nella società». Il segretario nazionale del Sappe (Sindacato autonomo di Polizia penitenziaria), Donato Capece, in visita presso il carcere di Bellizzi Irpino preme per la rivoluzione del sistema carcerario.
 
Impensabile che un detenuto, qualunque sia la pena che debba scontare, trascorra 20 ore su 24 all’interno di una cella, spesso con uno o due “colleghi”. Impensabile che non venga gradualmente inserito nella società con progetti di recupero. Impensabile che gravi sulle casse dello stato (150 euro al giorno) mentre potrebbero essere adottate misure più economiche (braccialetti elettronici: 13 euro al giorno per detenuto) e vantaggiose per la psiche del detenuto (corsi di formazione e lavori). Tutto questo, secondo Capece, non giova alle carceri italiane che diventano semplici contenitori saturi di detenuti e carenti di personale penitenziario. E’ il caso di tutti gli istituti italiani ed anche di Bellizzi dove, ad esempio, mancano all’appello 70 poliziotti penitenziari.
 
Per tentare di risolvere i problemi e migliorare il sistema, le carceri si devono affidare alla tecnologia. Il carcere di Trento, con un progetto pilota da 110 milioni di euro, lo ha fatto grazie ad un servizio di videosorveglianza all’avanguardia. Ed anche il penitenziario di Bellizzi Irpino si sta mettendo al passo con i tempi grazie al nuovo padiglione di 4 piani che il segretario Capece ha visitato questa mattina.
 
«E’ questa la vera sfida – ha sottolineato il segretario – tecnologia e Polizia Penitenziaria possono viaggiare di pari passo e giovare anche alla salute del detenuto che non sarà costretto a trascorrere gran parte del tempo in cella ma potrà sentirsi più “libero” e soprattutto lavorare per il proprio recupero».
 
In questo progetto, infatti, i detenuti (153 quelli che può contenere il padiglione, tutti con pena inferiore a 3 anni per reati minori) saranno monitorati da telecamere e saranno lasciati liberi di seguire corsi di formazione in carcere per conseguire diplomi e certificati utili al reinserimento una volta liberi. «E’ una prova di fiducia che non deve essere tradita – ribadisce Capece – ma è anche una scelta intelligente per svuotare le carceri. E’ una umanizzazione della pena utile a rivedere il sistema carcerario».
 
Crede molto nel progetto il segretario del Sappe che non può non spendere parole di elogio verso il personale penitenziario che lavora più di quanto dovrebbe. «E’ importante sottolineare lo spirito di abnegazione della Polizia Penitenziaria. Qui, nonostante manchino all’appello 70 unità si riesce a sopperire grazie al sacrificio. Il progetto di video sorveglianza serve anche a sgravare di lavoro il peronale».
 
Quella di Capece è una battaglia contro gli sprechi e contro lo sperpero di denaro. Due sono i temi su cui il segretario del Sappe si vuole soffermare: i braccialetti elettronici ed i processi in video conferenza. Entrambi sono strumenti che se utilizzati in maniera adeguata farebbero risparmiare allo stato centinaia di migliaia di euro.
 
Braccialetti elettronici - «I primi 400 in dotazione ricordano il governo Prodi con Mastella Ministro – spiega Capece – la spesa si aggirò attorno ai 110 milioni di euro. Ne sono stati usati tre. Non contento, lo Stato, ha rinnovato il contratto, rilanciando il progetto braccialetto. Ora ce ne sono in dotazione 6000 con altri milioni di euro buttati.In uso ce ne sono 9. Un detenuto con braccialetto allo stato costa 13 euro al giorno,senza 150. Mi chiedo perché non vengono usati a dovere visto che milioni e milioni di euro sono stati spesi. Anche in questo modo i giovamenti sarebbero sia per i detenuti che per il personale penitenziario».
 
Processi in video conferenza - «Spesso i detenuti, per sostenere un processo – conclude il Segretario – vengono trasferiti dal carcere dove alloggiano al tribunale di competenza. Spesso i viaggi sono lunghi e, tra andata, processo e rientro, si perdono due o tre giorni. Se il giorno del processo, per un problema burocratico, l’udienza viene rinviata, ovviamente si torna indietro. Questi sono tutti soldi gettati al vento che potrebbero essere risparmiati con un servizio di video conferenza. Il detenuto assiste al processo dal carcere e prende parte all’udienza. Il sistema carcere deve cambiare proprio come sta avvenendo in Spagna, Germania e Olanda».