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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 29/05/2012  -  stampato il 22/02/2017


Poliziotti penitenziari condannati: facevano i buttafuori, denunciati per falso e abuso

I due agenti di Polizia Penitenziaria condannati in rito abbreviato per abuso d'ufficio e falso ideologico perché, da pubblici dipendenti, avevano lavorato come buttafuori in un locale del lungomare di Rimini.

L'udienza si è tenuta martedì davanti al gup di Rimini, dove si sono costituiti parte civile, rappresentati dall'avvocato Fabiana Biasetto del foro di Treviso, i ragazzi che la notte di capodanno di tre anni fa finirono in pronto soccorso per varie lesioni. Alla condanna degli agenti penitenziari si è arrivati proprio grazie alle indagini difensive dell'avvocato dei ragazzi che dopo aver ingaggiato un investigatore privato è riuscito a dimostrare che i due lavoravano stabilmente come buttafuori nel locale. Gli agenti di Polizia Penitenziaria, difesi dall'avvocato Alessandro Sarti, sono stati condannati ad un anno, pena sospesa (5mila euro di provvisionale).

Ma tutto il procedimento in realtà era partito con una denuncia, per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni, a carico di due dei 7 ragazzi a Rimini per il capodanno del gennaio 2009. Le cose però secondo la difesa erano andate diversamente, a cominciare dal motivo della zuffa. Secondo quanto emerso in Aula, i due agenti erano stati mandati dalla cassiera del locale a dare un'occhiata nei bagni perché pareva che un ragazzo avesse trascinato contro la sua volontà una ragazza nelle toilette. I due invece si erano appartati per festeggiare a modo loro e l'intrusione dei due buttafuori non era stata gradita. Ne era nata così una zuffa tra gli amici trevigiani e i due agenti che per calmare i ragazzi avevano usato spray urticante.

Nel corso del processo i ragazzi avevano dichiarato di aver saputo di aver avuto a che fare con pubblici ufficiali solo in ospedale dove appunto i due agenti si erano qualificati come tali. Il processo a carico dei trevigiani era stato quindi parzialmente archiviato (tranne le lesioni) e il giudice aveva inviato il fascicolo in Procura, per accertare la posizione dei due buttafuori. Nel frattempo l’avvocato trevigiano aveva iniziato indagini difensive con l'invio di un investigatore privato a Rimini che, sera dopo sera, aveva documentato come i due agenti lavorassero in quel locale non di rado come buttafuori. Era stata sempre la difesa dei ragazzi trevigiani – come confermato dall'avvocato Biasetto – a spedire un esposto alla casa circondariale di Rimini, dove gli accertamenti avevano confermato il doppio lavoro degli agenti.

Da parte loro però, i due poliziotti hanno sempre negato di svolgere questa attività. La loro presenza nel locale si giustificava col fatto che uno dei due è amico di famiglia del titolare. Lo stesso titolare chiamato a testimoniare ha sempre negato di pagare i due agenti per il servizio di sicurezza.

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