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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 31/05/2012  -  stampato il 08/12/2016


Detenuti a processo per la rivolta del 2010 nel vecchio carcere di Trento

Accusati di aver distolto gli agenti di Polizia Penitenziaria dai loro compiti, per questo 21 detenuti sono a processo per la rivolta scoppiata nel carcere di Trento nel 2010.
 
Avevano dato fuoco alle coperte, rotto piatti e bicchieri, urlato e protestato. Per questo il pubblico ministero Antonella Nazzaro ha citato a giudizio 21 ex detenuti del vecchio carcere di via Pilati. L’accusa mossa nei loro confronti è non solo di danneggiamento aggravato di cose esposte alla pubblica fede e di danneggiamento seguito da incendio, ma anche di interruzione di pubblico servizio. Questo perché, l’accusa contesta ai detenuti di aver distolto gli agenti di Polizia Penitenziaria dai loro compiti. Il processo si aprirà l’1 giugno prossimo. I ventuno imputati sono difesi, tra gli altri, dagli avvocati Stefano Daldoss, Filippo Fedrizzi e Giuliano Valer.
 
I fatti risalgono al 2010. Il carcere di via Pilati era ormai vecchio e malandato, in vista del trasloco a Spini di Gardolo. I detenuti, ma anche gli stessi agenti di Polizia Penitenziaria lamentavano condizioni invivibili della vecchia struttura. Sostenevano che la popolazione dei detenuti superava di molto la capienza del carcere. Non solo, dicevano che ormai la struttura non veniva sottoposta ai lavori di manutenzione, anche quelli meno importanti. Per questo, ormai, la situazione era diventata difficile.
 
Al culmine di questo stato cose, appunto il 28 maggio del 2010 è scoppiata una sorta di rivolta. I detenuti hanno inscenato una manifestazione di protesta. Hanno iniziato a battere sulle porte e sulle inferriate. Qualcuno ha anche appiccato il fuoco agli oggetti contenuti nelle celle e alle lenzuola che venivano imbevute d’olio per far durare di più le fiamme. I poliziotti penitenziari sono accorsi e hanno subito domato l’incendio che stava divampando. Ci sono voluti ari giorni perché la situazione tornasse alla calma. A due anni di distanza la Procura adesso presenta il conto.
 
Di solito, in questi casi, si agisce in via disciplinare e non si arriva al processo penale. Però questa volta è arrivata la contestazione giudiziaria. Non solo. Tra le imputazioni c’è anche quella di interruzione di pubblico servizio, anche se i difensori contestano radicalmente questa ipotesi.