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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 01/06/2012  -  stampato il 02/12/2016


Carcere di Viterbo: i poliziotti penitenziari pagano di tasca loro i mezzi di traduzione

Oltre alla carenza di personale penitenziario, c'è la beffa. Per poter effettuare le traduzioni, i poliziotti penitenziari della casa circondariale di Viterbo debbono anticipare i costi dei mezzi.

Si tratta di cifre consistenti che vanno ad intaccare uno stipendio già basso di suo. Il costo che mediamente sostengono per poter far viaggiare i messi è di circa 300 euro. (ndr)
 
Le organizzazioni sindacali rappresentative del personale della casa circondariale di Viterbo indicono lo stato di agitazione per l’ulteriore aggravamento delle già critiche condizioni, in cui è costretto a operare il reparto di Polizia Penitenziaria di Viterbo.
Il fatto di maggior rilievo ha colpito il locale nucleo traduzioni e piantonamenti, infatti dagli ulteriori tagli dei fondi previsti, il personale del nucleo si vede costretto ad anticipare di tasca propria le spese per i viaggi delle traduzioni.
 
Ogni mese, e i fondi ad oggi mancano dal mese di marzo, ogni dipendente anticipa mediamente circa 300 euro dal suo già esiguo stipendio.
Il nucleo traduzione e piantonamenti è sotto organico di nove unità; conta un solo ufficiale di polizia giudiziaria disponibile per le traduzioni (figura indispensabile) e non ha autisti a sufficienza. Il poco personale è costretto a dei turni massacranti e spesso esce in traduzione con, sulle spalle, migliaia di chilometri fatti in via continuativa.
Non esiste il recupero con il costante pericolo di incidenti stradali. I mezzi sono vetusti. Il locale nucleo subisce gli effetti negativi della gestione dei carceri di Roma; sovente le scorte che vanno in traduzione nella capitale, sono obbligate a prolungare l’orario per scortare detenuti degli istituti romani dal tribunale e viceversa.
 
L’orario del prolungamento, udite udite, incide non sul monte ore degli istituti romani ma su quello viterbese (circa 1000 ore annue). Quindi non solo l’attuale impianto contrattuale dello stipendio non vede più adeguamenti da circa 2 anni, non vede più riconosciute alcune indennità economiche ma oggi viene addirittura decurtato, seppur indirettamente nel vivo dei contanti.
Ribadiamo che la prevalenza dello stato di agitazione è per la problematica sopra espressa e dopo aver sensibilizzato la locale direzione ci riserviamo di mettere in campo tutte le azioni necessarie affinché il problema non venga risolto.
 
Non possiamo permettere che oltre alle precarie condizioni di sicurezza, al gravoso carico di lavoro e ai massacranti turni di servizio si aggiunga anche la richiesta di pagare di tasca propria i servizi dell’amministrazione.
Chiediamo con forza ai superiori uffici l’integrazione dei fondi e, per far cessare la truffa iniziata subito dopo la manifestazione del 14 settembre scorso, l’invio delle unità assegnate e mai inviate con l’ultima mobilità.
 
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