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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 08/06/2010  -  stampato il 05/12/2016


Patto per la sicurezza, il Sappe: “Grave omissione sul problema-carceri”

Critiche dal Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe), il primo e più rappresentativo dei Baschi Azzurri, al patto per la sicurezza firmato stamane in Prefettura a Savona alla presenza del ministro Roberto Maroni.

Spiegano Donato Capece, Segretario Generale, e Roberto Martinelli, suo vice con funzioni di commissario straordinario Sappe per la Liguria: “Il patto è un documento con gravi omissioni e carenze sul sistema penitenziario savonese. Quando si parla di sicurezza non si può non parlare di Polizia Penitenziaria (gravemente sotto organico nell´attuale fatiscente e sovraffollata struttura carceraria di S.Agostino) e di carcere, che spesso è il terminale ultimo della sicurezza stessa. Eppure nel patto per la sicurezza per Savona nulla ci risulta essere previsto per il sistema carcere e soprattutto per chi in esso lavora in prima linea, ovvero le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria. Maggiore sicurezza vuol dire certamente più azione preventiva da parte delle Forze di Polizia ma anche, inevitabilmente, più repressione e quindi più arresti. Ma dove li mettiamo gli arrestati, in un carcere fatiscente come quello di S.Agostino, con celle senza finestre e luce artificiale 24 ore su 24 (a tutto discapito della sicurezza interna), in cui già oggi rispetto ai 36 posti letto regolamentari previsti ci sono costantemente 80/85 detenuti presenti? Con quali agenti controlleremo i nuovi detenuti, visto che a Savona ne mancano già ora ben 14 in organico? Se nel patto per la sicurezza di Savona non si sottolinea con forza l´urgente necessità di costruire un nuovo carcere per la città (che sembrava da tempo cosa fatta, ma che invece si è dimostrato proprio pochi giorni fa essere un miraggio…) e un sostanzioso incremento degli organici della Polizia Penitenziaria che lavorano in carcere in prima linea, si dimostra di non avere una visione completa ed organica della sicurezza. Ciò vuol dire confinare e relegare nella terra sconosciuta del penitenziario tutte le contraddizioni di una classe politica che promette alla gente più sicurezza ma dimentica colpevolmente le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria che lavorano quotidianamente in prima linea nelle carceri italiane ed in quello di Savona in particolare con mille difficoltà e gravemente sotto organico.”

Fonte: ivg.it