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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 28/06/2012  -  stampato il 04/12/2016


In ricordo di Antonino Burrafato, ucciso nel 1982 da boss detenuti

Domani viene ricordato Antonino Burrafato, un brigadiere che lavorava nel carcere di Termini Imerese e che fu ucciso perchè si rifiutò di sottostare alla mafia e ai detenuti mafiosi. L'evento è sostenuto dall'Amministrazione Penitenziaria e dal Ministero della Giustizia che a suo tempo lo riconobbe Vittima del Dovere. (ndr)

Fu ucciso perche' disse no a boss detenuti. Il brigadiere Antonino Burrafato verra' ricordato trent'anni dopo, venerdi' a Termini Imerese (Palermo) con una giornata della memoria che si concludera' con uno spettacolo nella scuola Mule'. Gli eventi sono promossi dall'amministrazione comunale e dal dipartimento dell'amministrazione penitenziaria. E' prevista tra l'altro l'intitolazione a Burrafato, medaglia d'oro al valore civile, di una sala del palazzo municipale alla presenza del figlio Salvatore che e' anche sindaco della citta'. ''Ricordare i morti di mafia - ha detto il sindaco - significa anche credere nella possibilita' di sconfiggerla, attraverso l'educazione al rispetto delle leggi che viene rinnovato con il ricordo di chi, per l'affermazione della legalita', ha sacrificato la propria vita''. Per il delitto sono stati condannati all'ergastolo i boss Leoluca Bagarella, cognato di Toto' Riina, e Antonino Marchese. Il collaboratore Salvatore Cucuzza ha confessato di avere partecipato all'agguato su ordine di Bagarella. Burrafato pago' la colpa di avere fatto il suo dovere applicando una disposizione del magistrato che negava un permessso a Bagarella.

 

Una piccola biografia:

Antonino Burrafato (Nicosia, 13 giugno 1933 – Termini Imerese, 29 giugno 1982) è stato un poliziotto italiano, vice-brigadiere in servizio presso la Casa Circondariale dei Cavallacci di Termini Imerese. Fu assassinato da mano mafiosa il 29 giugno 1982.

Lavorava presso l'ufficio matricola del penitenziario dove nel 1982 il boss Leoluca Bagarella, in transito presso i Cavallacci, stava tornando a Palermo a causa della morte del padre, nel frattempo gli doveva essere notificata una ordinanza di custodia cautelare in carcere e quindi non sarebbe potuto andare a trovare il padre. L'arduo compito toccò al brigadiere Burrafato, uomo che osservava alla lettera il regolamento e che quindi impedì al Bagarella di recarsi al funerale del padre. Dopo un acceso alterco il boss giurò di vendicarsi, cosa che poi avvenne qualche tempo dopo.

Il 29 giugno 1982 era la giornata della partita Italia - Argentina, il vento era afoso e il vice-brigadiere si stava apprestando ad andare a lavoro. Giunto a piazza Sant'Antonio alle ore 15.30 a poche decine di metri dal carcere, un commando di quattro uomini lo uccise usando esclusivamente armi corte. Il Vice-Brigadiere morì pochi attimi dopo all'ospedale Cimino di Termini Imerese. La notizia del "barbaro assassinio", appellativo in voga al tempo per i delitti di mafia, fu strozzata in gola ai termitani dalla concomitante vittoria dell'Italia contro l'Argentina.