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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 30/06/2012  -  stampato il 05/12/2016


Meno sicurezza, pił suicidi: la dura presa di posizione del Sappe

"Abbiamo il fondato timore che con l'allentamento della sicurezza nei piani detentivi delle carceri italiane a favore di una fantomatica quanto irrazionale e sporadica sorveglianza dinamica possa aumentare il numero dei suicidi nei penitenziari". E' la presa di posizione di Donato Capece, segretario generale del Sappe, Sindacato autonomo di Polizia penitenziaria che, dopo la notizia dell'ennesimo suicidio di un detenuto nel carcere di Teramo, mette in guardia sulle nuove disposizioni del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria. Il Dap, sottolinea Capece, "favoleggia di un regime penitenziario aperto, di sezioni detentive sostanzialmente autogestite da detenuti previa sottoscrizione di un patto di responsabilita' favorendo un depotenziamento del ruolo di vigilanza della Polizia Penitenziaria ma di fatto impedira' ai poliziotti di intervenire in tantissime situazioni critiche tra le quali proprio i suicidi".
 
Il segretario del Sappe ricorda poi alcuni dati: "nel corso del 2011 in Italia ci sono stati 734 ferimenti, dei quali 405 da parte di detenuti stranieri, 3455 colluttazioni, 1907 di stranieri, 5693 atti di autolesionismo, dei quali 3499 di detenuti stranieri, 1003 tentati suicidi, 471 di stranieri, 63 suicidi, 27 di stranieri, 102 decessi per cause naturali, 12 di stranieri. Se gli agenti non potranno controllare stabilmente le celle - avverte Capece - le eventuali responsabilita' non potranno essere le loro ma di chi quella nota circolare ha firmato, il Capo dell'Amministrazione Penitenziaria Giovanni Tamburino".
 
Nelle carceri, denuncia ancora Capece, "ci sono 45mila posti letto e nelle celle sono invece stipate 67mila persone; a Polizia penitenziaria ha settemila agenti in meno, i Baschi Azzurri non fanno formazione ed aggiornamento professionale". "Con il caldo soffocante di queste settimane la situazione nelle carceri e' tesa. Bisogna aumentare il ricorso alle misure alternative alla detenzione e rendere il carcere l'extrema ratio - conclude Capece - non l'unica soluzione per tutto e tutti".